Sanità

giu162020

Aborto con Ru486: in Umbria solo con ricovero. Speranza chiede parere a Css

Aborto con Ru486: in Umbria solo con ricovero. Speranza chiede parere a Css

Interruzione volontaria della gravidanza con l'assunzione del farmaco Ru486, la Regione Umbria ha imposto il ricovero di tre giorni in ospedale invece del day hospital. Speranza chiede parere al Consiglio superiore di sanità

Il Ministro della Salute ha formalmente richiesto un parere al Consiglio superiore di sanità, basato sulle "più recenti evidenze scientifiche", sull'interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico, cioè con l'assunzione del farmaco Ru486, dopo che una delibera della Regione Umbria ha imposto il ricovero di tre giorni in ospedale anziché il day hospital previsto da una delibera della precedente amministrazione regionale.

Regione Umbria: applichiamo le linee guida del ministero

La recente delibera della Regione Umbria infatti cancella la delibera del centrosinistra che permetteva di effettuare l'aborto farmacologico con la Ru486 senza il ricovero in ospedale. Una scelta che ha sollevato molte critiche a cui Donatella Tesei presidente dell'Umbria risponde così, in un'intervista sulla stampa nazionale: «Io mi limito ad applicare le linee guida del ministero della Sanità e difendo le donne: per l'aborto farmacologico ci vogliono tre giorni di ricovero. Le regioni che hanno scelto il day hospital non hanno abbastanza a cuore la tutela delle donne. In Italia c'è una legge, la 194, sono un avvocato, credo nelle leggi e le applico - precisa Tesei -. Le donne sono libere di scegliere, ma in sicurezza. Ma credo sia naturale voler difendere la vita. L'aborto farmacologico è una cosa delicata. La salute viene prima di tutto e nessuna donna rifiuterebbe un ricovero se dovesse sottoporsi a un'operazione di qualunque tipo. Non entro nella libertà personale, qui non ci sono in gioco le mie idee. Seguo le linee guida del ministero. Se cambieranno, mi adeguerò».

Lorenzin: non si capisce la ragione clinica della delibera

La decisione della Regione Umbria "è una grave lesione dei diritti delle donne, mascherata dietro una inesistente esigenza sanitaria", - scrivono in una nota le deputate del Partito democratico, annunciando la presentazione di un'interrogazione al ministro della Salute, Roberto Speranza: "Come donne e deputate del Partito democratico avvieremo una mobilitazione in Parlamento, presentando un'interrogazione parlamentare, e in tutto il Paese affinché venga respinta al mittente il tentativo di salto indietro". Sulla stessa linea le deputate dem, Elena Carnevali e Beatrice Lorenzin, del Forum Salute del Pd: «Non si capisce la ragione clinica della decisione della Regione Umbria di sospendere le procedure di interruzione farmacologica di gravidanza in regime di day hospital. Una modalità sperimentata e applicata in moltissime regioni, che contempla sia le ragioni di sicurezza della donna, sia la più facilmente esigibilità di un diritto, spesso disatteso, previsto dalla legge 194/78. Peraltro, in una fase a Covid circolante, le Società di ginecologia e ostetricia hanno individuato nella possibilità di utilizzo della Ru486 una procedura per garantire il diritto all'interruzione di gravidanza riducendo i rischi di contagio dell'ospedalizzazione e al contempo alleggerendo il sovraffollamento degli ospedali. La motivazione sembrerebbe invece dettata più da ragioni strumentali e ideologiche, che di autentica preoccupazione della salute della donna. Ne chiederemo conto con un'interrogazione al ministro Speranza, consapevoli che l'analisi della relazione al Parlamento sullo stato di attuazione della legge 194/78 sarà uno strumento utile di monitoraggio e per arrivare a uniformare le modalità di utilizzo farmacologico della Ru486 nelle regioni», concludono.
Intanto, si legge in una nota odierna del ministero, "il Ministro della Salute Roberto Speranza ha formalmente richiesto un parere al Consiglio superiore di sanità, alla luce delle più recenti evidenze scientifiche, in merito alla interruzione volontaria di gravidanza con il metodo farmacologico. L'ultimo parere in materia era stato espresso dal Css nel 2010".

(SZ)
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