Sanità

apr222016

Abuso tirocinio. Cini (Asfi): prassi illegittima e dannosa per livelli di occupazione

Abuso tirocinio. Cini (Asfi): prassi illegittima e dannosa per livelli di occupazione
Gentile Redazione,
scrivo in riferimento alla problematica sollevata alcuni giorni fa circa l'esistenza, nella regione Emilia-Romagna, di un sistema che definisco illegittimo non tanto perché "contro" legge, ma per la sua applicazione a un settore che la legge regionale (L.R. n. 17/2005) non ha disciplinato.
Si tratta della prassi di "assumere" - si fa per dire - giovani farmacisti regolarmente laureati, abilitati e iscritti all'albo dell'Ordine, per lo svolgimento nelle farmacie aperte al pubblico di un periodo semestrale di "tirocinio formativo e di orientamento" mediante l'intermediazione di "enti promotori" e con una sorta di accreditamento da parte della regione con la qualifica di "operatore del punto vendita" per lo svolgimento dell'attività di "vendita e assistenza ai clienti". Operando nelle farmacie, che sono paradigmaticamente il "punto vendita" dei medicinali, e dove "l'assistenza ai clienti" non è altro che l'attività di informazione sui medicinali e di educazione sanitaria, a questi tirocinanti viene corrisposta un'indennità minima di 450 euro mensili (raramente e volontariamente superata), in parte, come sembra, rimborsata dalla Regione. Quelle effettivamente svolte sono, infatti, attività tipiche del farmacista che non possono essere esercitate da generici "operatori del punto vendita". Con questo termine si viene così a perpetrare un equivoco, che potrebbe sfociare anche nel reato di falso ideologico di cui agli artt. 479-483 del codice penale. I suddetti tirocinanti operano nelle farmacie ed indossano il camice bianco ed il distintivo professionale e svolgono quindi in piena legittimità la professione. L'ipotesi di falso ideologico, che ho sollevato, nasce infatti dalla falsa presunzione, da parte della regione e dell'ente promotore, che a detti professionisti siano affidate mansioni di magazziniere, ovvero di commesso addetto alla vendita di prodotti non medicinali. Di questa situazione, insostenibile sotto il profilo deontologico, ne sono informati diversi attori oltre al Presidente della Federazione degli Ordini. La Fofi è infatti autrice di ben due circolari riguardanti situazioni del tutto paragonabili a questa: una risalente al 1988 ed una al 2012 a firma, quest'ultima, del Presidente Andrea Mandelli. Nelle due circolari infatti si ritiene incompatibile con il codice deontologico (art. 18) la presenza in farmacia di farmacisti iscritti all'albo non retribuiti o retribuiti forfetariamente, ancorché per svolgere tirocini o pratica professionale.
Aggiungo che la situazione che si determina è particolarmente grave per le ripercussioni che ha sull'occupazione in quanto, terminato un tirocinio semestrale, la farmacia può accogliere, senza soluzione di continuità, altri giovani farmacisti i quali, terminato il periodo, andranno ad accrescere il numero dei disoccupati, tra i quali vi sono anche farmacisti con una buona esperienza. A ciò si aggiunge il danno dovuto all'incerta possibilità di ottenere la certificazione dell'esercizio professionale svolto, da parte del servizio farmaceutico ovvero di vedersi smentita dalla stessa ASL l'attività come farmacista in caso di autocertificazione.
La soluzione, da prendere seriamente in esame, è quindi di ordine legislativo, nazionale e regionale (si badi bene che, con forme non sempre uguali a quelle dell'Emilia-Romagna, situazioni simili sono presenti in quasi tutte le regioni italiane), con la semplice introduzione del divieto di estendere agli iscritti agli ordini professionali (anche per le professioni diverse da quella di farmacista) lo svolgimento di tirocini di formazione ed orientamento.

Prof. Maurizio Cini
Presidente Associazione Scientifica Farmacisti Italiani
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