Sanità

apr222016

Abuso tirocinio, le interpretazioni regionali della Legge nazionale

Abuso tirocinio, le interpretazioni regionali della Legge nazionale
Su tirocini post-laurea, pratica professionale ed esperienza lavorativa, ogni regione dà una propria libera interpretazione di come e con che criteri dovrebbe avvenire l'esordio nel mondo del lavoro dei giovani farmacisti. In Emilia-Romagna vengono segnalate situazioni nelle quali una stessa farmacia prende tirocinanti a rotazione senza mai assumerne uno, in Toscana il problema tirocini "impropri" comincia a farsi sentire da poco, per arginare la situazione il Piemonte ha già preso provvedimenti e non consente alle farmacie di assumere con la formula dello stage chi è iscritto all'Albo. Insomma, la sottile linea che distingue la professionalizzazione di un mestiere dal fornire prestazioni professionali a basso costo è molto sfumata e una regolamentazione nazionale a briglie larghe diventa un'arma a doppio taglio che, se da una parte permette alle Regioni di organizzarsi secondo le proprie necessità, dall'altra non consente di tenere sotto controllo ciò che avviene nelle diverse parti dell'Italia.

A riaprire il dibattito le recenti segnalazioni del presidente dell'Ordine di Rimini Giulio Mignani, che a Farmacista33 ha dichiarato che «il problema è che il tirocinio è normato da una Legge nazionale che viene recepita dalle Regioni ed evidentemente non sussiste la volontà politica di cambiarla. In Emilia Romagna - ha detto - abbiamo chiesto alla Regione di introdurre delle limitazioni in modo che il titolare di farmacia non possa prendere tirocinanti uno dietro l'altro ma la Regione ha fatto orecchie da mercante». Diversa la situazione, invece, in Piemonte, come spiega a Farmacista33 Paola Brusa, docente presso il Dipartimento di Scienza e Tecnologia del Farmaco dell'università di Torino: «In molte regioni i giovani laureati sono "obbligati" a fare stage post lauream a titolo gratuito e spesso anche se già in possesso di un numero di iscrizione all'Ordine. Ritengo che sia nostro compito come Ordine professionale ed Università, vigilare affinché non si perpetrino abusi. In Piemonte» aggiunge, «dove solo i neolaureati non ancora iscritti all'albo professionale possono attivare tirocini extracurricolari, la Regione ha stabilito un'indennità per il tirocinante pari almeno a 600 euro per 40 ore o a 300 euro per 20 ore. Inoltre, nella provincia di Torino in particolare, Università ed Ordine hanno condiviso una procedura che prevede che sia il tirocinante a dare comunicazione alla segreteria dell'Ordine, affinché si possa successivamente comunicare i nominativi all'Asl. È pertanto possibile effettuare un controllo al fine di arginare le eventuali sviste».

Diversa ancora la situazione in Toscana, dove la crisi occupazionale nel settore farmacia, e di conseguenza il meccanismo non virtuoso dell'abuso dei tirocini, ha cominciato a farsi sentire solo da un paio di anni: «Se c'è necessità di farmacisti è più difficile che si ricorra a formule di tirocinio» spiega il presidente dell'Ordine dei farmacisti di Firenze, Andrea Carmagnin «fino a due anni si valutava la persona nei 3 mesi di prova ed eventualmente si passava direttamente all'assunzione. Ultimamente le cose sono cambiate e stiamo registrando numeri crescenti di tirocinanti, anche se nell'area fiorentina in maniera meno preponderanti». In ogni caso, precisa il Presidente dell'Ordine dei Farmacisti di Pistoia Andrea Giacomelli, «eventuali fenomeni che portano una farmacia a sostituire tirocinanti in maniera rotativa vanno regolati. Per impedire che ci fossero applicazioni distorte della norma regionale abbiamo stipulato degli accordi in alcune province con il centro dell'impiego in modo che, ad esempio, fossero portate all'Ordine le varie richieste per controllarne il numero».


Attilia Burke
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