NUTRIZIONE

giu62019

Acidi grassi trans: approvate limitazioni nei prodotti preconfezionati

L’Ue ha pubblicato il Regolamento per ridurre l’uso nei prodotti industriali acidi grassi trans, ingredienti da limitare o escludere nella dieta quotidiana

Acidi grassi trans: approvate limitazioni nei prodotti preconfezionati
Facendo seguito al monito dell'Organizzazione Mondiale della Sanità anche l'Unione europea fa un passo deciso verso l'eliminazione di un componente dei prodotti alimentari industriali che non ha alcun vantaggio nutrizionale. Anzi.
Un recente Regolamento europeo (Reg. UE 2019/649) ha fissato un limite massimo al 2% sui grassi totali per gli acidi grassi trans di origine industriale (TFA), perché la loro elevata assunzione rappresenta un fattore di rischio per lo sviluppo di cardiopatie coronariche. Secondo le stime della Commissione europea, infatti, i TFA causano ogni anno circa 660.000 decessi nell'UE, circa il 14% della mortalità complessiva.
Gli acidi grassi trans sono acidi grassi con almeno un doppio legame fra due atomi di carbonio in configurazione trans. Sono prodotti per uso alimentare grazie ad un processo di idrogenazione parziale a partire da oli vegetali e oli di pesce. Gli oli parzialmente idrogenati contengono di norma grassi saturi e insaturi, tra cui i TFA in proporzioni che possono variare in funzione della tecnica usata, da tenori piuttosto bassi a più del 50 % (a differenza degli oli totalmente idrogenati che invece non ne contengono). Sebbene una quota di TFA si ritrovi naturalmente in carne e latticini perché prodotta dai processi digestivi di alcuni ruminanti e costituisca tra lo 0,3 e lo 0,8 % dell'apporto calorico giornaliero, la fonte principale di TFA della dieta sono alcuni prodotti industriali in cui possono venir utilizzati grassi parzialmente idrogenati - prodotti da forno e fritti, snack preparati e pre-confezionati e cibo e oli da cucina e da spalmare - soprattutto nei paesi dove non vi siano state campagne di sensibilizzazione al riguardo.
Va detto infatti che in Europa se ne parla da tempo. Una relazione del 2015 della Commissione europea riportava che i dati della metà degli anni '90 dimostravano un'assunzione media di TFA da tutte le fonti tra lo 0,5 e il 2,1 % dell'apporto calorico giornaliero per gli uomini e tra lo 0,8 e l'1,8 % per le donne. Studi successivi invece mostravano una diminuzione in numerosi paesi europei. I dati per la Ue sono limitati, tuttavia lavori più recenti su dati provenienti da nove paesi dell'UE concludono che l'assunzione media giornaliera di TFA nella popolazione è inferiore a 1 % dell'apporto calorico giornaliero, sebbene in alcuni gruppi di popolazione superino o rischino di superare i limiti raccomandati dall'Organizzazione Mondiale della Sanità, vale a dire l'1 % dell'apporto calorico.
La Danimarca è stata il primo Stato dell'Unione a limitare il contenuto di grassi trans per legge, nel 2003. Dal 2015 per la Food and Drug Administration (FDA) i TFA di origine industriale negli alimenti trasformati, non sono più "generalmente riconosciuti come sicuri" per l'uso alimentare e sono vietati dal giugno 2018.
Il Regolamento è in vigore dal 15 maggio, ma per i tempi necessari all'adeguamento, gli alimenti che non rispettano tale imposizione potranno essere immessi sul mercato fino al 1 aprile 2021. Non rimane nel frattempo che continuare a leggere l'etichetta cercando fra gli ingredienti dei prodotti alimentari preconfezionati la dicitura relativa agli oli parzialmente idrogenati, sebbene questo dia solo un'indicazione generica e nulla sull'effettivo tenore di TFA.

Francesca De Vecchi
Tecnologa alimentare
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