farmaci

nov102015

Acido acetilsalicilico, frequente l'errata diagnosi di allergia

Acido acetilsalicilico, frequente l’errata diagnosi di allergia
Fino a un terzo dei pazienti cardiologici ambulatoriali può evitare inappropriatamente l'assunzione di acido acetilsalicilico (Asa) per l'errata convinzione di esserne allergici. In molti casi, inoltre, l'informazione sbagliata è scritta esplicitamente nella cartella clinica del paziente. È quanto emerge da uno studio i cui risultati sono stati presentati a San Antonio, durante il meeting annuale 2015 dell'American college of allergy, asthma & immunology (Acaai), da Gabriela Orgeron, del MedStar Union Memorial Hospital di Baltimora, nel Maryland. "Nel 34% dei grafici relativi ai sintomi, erano elencati quelli gastrointestinali (Gi), che non costituiscono una vera allergia all'Asa" ha specificato "nella quale, invece, ci si può aspettare angioedema, anafilassi, sintomi respiratori e reazioni cutanee". Dolore addominale, nausea, vomito e sanguinamenti GI, ha ribadito, sono reazioni avverse, e ci sono procedure per gestirle che potrebbero permettere ai pazienti di mantenere il trattamento con Asa senza problemi". Orgeron e colleghi hanno esaminato tutte le cartelle cliniche (n = 5.052) lungo un periodo di 2 anni (2012 e 2013) provenienti da una pratica ambulatoriale di cardiologia. Un totale di 131 classificazioni (2,5%) hanno riportato la documentazione di allergia all'Asa, con reazioni cutanee registrate in 26 pazienti (19%), angioedema in 4 (3,0%), sintomi respiratori in 1 (0,7%) e anafilassi in 1 (0,7%). Un totale di 45 cartelle ha etichettato sintomi Gi come allergici e 62 non hanno adeguatamente documentato la reazione o la hanno indicata come "altro". "Ventidue classificazioni hanno indicato che i medici hanno continuato a trattare il paziente senza invio a un allergologo o trattamento di desensibilizzazione, portandoci alla conclusione che si trattava di una diagnosi sbagliata, perché se un paziente è veramente allergico, non può continuare ad assumere il farmaco" ha sottolineato Orgeron. "Se un medico di base ha un paziente con sintomi in corso di terapia con Asa, la prima cosa da fare è lavorare a stretto contatto con un allergologo, perché si possono fare test per valutare il tipo di gestione più adatto alle esigenze dei pazienti" ha aggiunto. "I sintomi Gi sono gestibili interrompendo temporaneamente l'Asa o mediante la combinazione con un inibitore di pompa protonica, senza necessità di una sospensione totale dell'Asa". Essendo l'Asa considerato la pietra angolare del trattamento per i pazienti con rischio da moderato ad alto di malattia coronarica, ha rimarcato Orgeron, questi risultati hanno implicazioni potenzialmente di ampio respiro. Lo studio ha coinvolto oltre 5.000 pazienti e il progetto è proseguito con i soggetti sottoposti a intervento coronarico percutaneo, arrivando a una popolazione totale di 11mila pazienti.
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