Sanità

apr132018

Aggregazioni Mmg, Regione Veneto fa marcia indietro

Aggregazioni Mmg, Regione Veneto fa marcia indietro
«La medicina di gruppo integrata funziona nei grandi agglomerati, in cui un anziano può prendere un autobus e raggiungere il centro medico. Ma nei nostri paesi un anziano se non c'è un medico non si cura. Il nostro servizio di prossimità va salvaguardato». Con queste parole Luca Zaia governatore del Veneto spiega la marcia indietro della regione sulle aggregazioni di medici. I sindacati replicano stupiti, anche del fatto che i dirigenti regionali in trattativa invece spingano per il lavoro in gruppo. Ma una tegola sulle ex-Utap arriva anche dai farmacisti. Per Marco Bacchini presidente Federfarma Verona, gli accorpamenti di Mmg fanno sì che chi ha un piccolo studio in un paese periferico lo chiuda, e si interrompono i flussi verso la farmacia di quel piccolo paese che chiude a sua volta. Bacchini afferma di averlo detto alla Regione da 7 anni. «È successo che un'aggregazione abbia fatto "saltare" una farmacia rurale, ma bisogna capire da dove viene il pericolo», riflette Roberto Mora, già presidente Omceo Verona, ora tornato a fare il medico di famiglia e l'osservatore dei problemi della sanità (è responsabile del bollettino dell'Ordine). «La Regione sembra essersi fermata con le medicine di gruppo integrate. Aveva promesso 100 milioni in 4 anni ma il finanziamento si è inceppato, solo alcune sono state finanziate (due nel Veronese) e le altre scoraggiate. D'altro canto, le sedi grandi in luoghi strategici consentono al medico di attrezzarsi con ore e personale dedicato, e può accadere che sia una farmacia grande, o una società di capitali che ne ha acquisito la titolarità, a offrire i locali. A ben vedere il problema denunciato dalle farmacie nasce dal fatto che alcuni titolari possono "allargarsi" mettendo in difficoltà altri. È già avvenuto. Ad esempio, la legge prevede che le farmacie eroghino prestazioni o nell'ambito di campagne regionali o su prescrizione medica; ma alcune hanno iniziato a offrire esami, talora privi di fondamenti scientifici come i test per le intolleranze alimentari (cito la Società Italiana di Allergologia), non aiutando la gestione del rapporto fiduciario. Ben venga una sinergia medici-farmacie - conclude Mora -rivolta a mantenere i presidi sanitari utili alla popolazione, con regole che credo debba fissare la parte pubblica».

Anche Stefano Ivis medico di famiglia del Padovano e presidente dell'associazione di Medicina e Sanità Sistemica Assimss da tempo avverte che al Mmg aggregato potrebbe convenire la chiusura dello studio nel piccolo paese, onde evitare costi di affitto, organizzativi e di tempo. E tale eventualità va scongiurata. «La cronicità non sempre cammina», dice Ivis. «Ci sono anche i pazienti non trasportabili, sempre di più, spesso in valli di poche centinaia di persone. Per loro la grande casa della salute nata dal mini-ospedale riconvertito non è la risposta. Anzi, con l'aiuto della ricetta dematerializzata, che il figlio del papà anziano può "spendere" nella farmacia del grosso centro dove va a lavorare, sta distruggendo la farmacia rurale di cui quell'anziano continuerebbe ad avere bisogno perché sotto casa. Per mantenere il valore aggiunto di medico e farmacia per chi meno può spostarsi, il sistema deve farsi flessibile. Nei centri rurali potremmo trarre vantaggi da una medicina di rete dove la sede periferica, anziché chiudere, si attrezzi diversamente. In un bacino da 20-22 mila abitanti, 5 medici nel grosso centro in prossimità dello studio "hub" e altri 9-10 con priorità sulle sedi periferiche dovrebbero dividersi ore di collaboratore e di infermiere. Nel nostro gruppo nella Bassa Padovana l'infermiere garantisce due fasce orarie in studio periferico a settimana, mentre il medico "di paese" lavora nella sede centrale una volta a settimana o poco più e il resto del tempo lo dedica al suo studio periferico. L'infermiere è strategico per le principali cronicità. Noi offriamo in studio controllo del body mass index a obesi e diabetici, terapia anticoagulante orale, spirometrie per broncopneumopatici. Il concetto di "ambulatori per patologia" non è più un modo di imbellettare ciò che il medico già fa, ma diventa un passaggio obbligato per gestire una cronicità eterogenea. E comunque non basta. Per il disabile ci vuole un impegno del medico e dell'infermiere a domicilio. E qui torniamo a ciò che la regione è disposta a spendere; io mi contenterei di dare il mio tempo in cambio di accorgimenti che mi aiutino a recuperare quel tempo. Pensiamoli insieme».

Mauro Miserendino
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