farmaci

set162013

Aifa Geriatric working group: focus su diabete e ipertensione

anziana

Il Geriatric working group dell’Aifa ha condotto un'indagine sull’appropriatezza prescrittiva per il paziente anziano e ha sviluppato un set di indicatori per valutare la qualità della prescrizione farmacologica nella popolazione di ultra sessantacinquenni in Italia. La ricerca è stata condotta, tra gli altri, da Massimo Fini, direttore scientifico dell’Irccs San Raffaele Pisana che insieme a Pietro Folino Gallo, direttore dell’ufficio Assessment europeo dell’Aifa, ha coordinato il Gruppo di lavoro e da Graziano Onder, geriatra del centro di Medicina dell’invecchiamento dell’università Cattolica-Policlinico A. Gemelli di Roma, primo autore dello studio. Tra gli approfondimenti condotti si segnalano due focus, dedicati rispettivamente all'aderenza ai trattamenti con antidiabetici e antipertensivi. Per quanto riguarda la terapia del diabete lo studio segnala che “l’aderenza alla terapia farmacologica con antidiabetici orali rappresenta un aspetto essenziale per l’ottenimento del controllo glicemico e del conseguente rischio di complicanze e di ospedalizzazione. Nel caso della terapia antidiabetica, la percentuale di non aderenza è stimata tra il 13-64% per gli ipoglicemizzanti orali e tra il 19-46% per la terapia insulinica. Queste ampie differenze sono dovute in parte alle differenti definizioni di aderenza utilizzate ma anche ai diversi setting, durata dei follow-up e tipologia di popolazioni esaminate. I pazienti che non assumono alcuna terapia corrispondono a circa il 20-40%”. Rispetto alla terapia dell’ipertensione, invece, esistono due classi di farmaci capaci di garantire una migliore compliance “tra le numerose classi di farmaci antiipertensivi, gli Ace-inibitori e gli antagonisti dell’angiotensina II sono quelle associate ad una più elevata aderenza. L’aderenza alla terapia non solo riduce il rischio di eventi cardiovascolari (mortalità, ospedalizzazione) ma anche i costi sanitari; di questi sembra che circa un terzo sia imputabile allo switching e/o alla sospensione della terapia. In letteratura esistono numerose discrepanze nel livello di aderenza alla terapia con anti-ipertensivi, dovute alle diverse popolazioni considerate, alla definizione di diversi cut-off di aderenza ed alla lunghezza del follow-up, che spiegano il riscontro di percentuali di aderenza molto ampi, da oltre il 90% al 16% a quattro anni. Considerando che la riduzione del rischio cardiovascolare sembra essere associata più alla riduzione della pressione arteriosa che alla classe farmacologica utilizzata, il concetto di aderenza assume ancor più un valore con ricadute significative sulla salute della popolazione e sui costi del sistema sanitario”.


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