Sanità

set142016

Aifa, interrogazione al Senato chiede le dimissioni dei vertici

Aifa, interrogazione al Senato chiede le dimissioni dei vertici
Gestione del superamento del tetto del compenso per il direttore generale Luca Pani e un contributo da 50.000 euro disposto a favore del meeting di Rimini di Comunione e Liberazione. Sono questi i due nodi che chiamano pesantemente in causa l'Agenzia italiana del farmaco, al centro di un'interrogazione parlamentare del senatore Lucio Barani (Ala), rivolta ai ministri dell'Economia e finanza, Pier Carlo Padoan e della Salute, Beatrice Lorenzin. «Per quanto risulta all'interrogante - si legge nel testo dell'interrogazione - in data 29 aprile 2016 il Consiglio di amministrazione dell'Aifa, a seguito di una segnalazione del Collegio dei revisori dei conti e di 2 pareri emessi dalla Ragioneria generale dello Stato, risalenti rispettivamente al 10 luglio 2015 e al 23 marzo 2016, avrebbe rilevato il superamento del tetto dei 240.000 euro da corrispondere al direttore generale" per "il triennio 2012-2015, ponendo nel bilancio 2015 la somma di 647.000 euro a debito verso l'erario, con contestuali note di debito al direttore generale, dottor Luca Pani".

"Considerato altresì che, a quanto risulta all'interrogante, con determina n. 1023 del 26 luglio 2016 il direttore generale, su richiesta del presidente del Consiglio di amministrazione, dottor Mario Melazzini, avrebbe disposto un contributo di 50.000 euro a favore del XXXVII meeting di Rimini di Comunione e liberazione, movimento al quale Melazzini aderisce; lo stesso Melazzini avrebbe ostacolato di fatto per mesi la restituzione dei 647.000 euro da parte del dottor Pani, coinvolgendo surrettiziamente nella decisione prima l'ufficio legale dell'Agenzia, poi, con nota del 2 agosto 2016, il capo di gabinetto del ministero della Salute, dottor Giuseppe Chinè, al solo fine di bloccare la delibera di restituzione dell'ingente somma, già assunta all'unanimità, seduta stante, dal Consiglio di amministrazione nella seduta del 29 aprile 2016". La vicenda si sarebbe conclusa di recente con la notifica, il 29 agosto 2016 da parte del "direttore dell'area amministrativa, Giovanni Torreche avrebbe provveduto a notificare al dottor Pani" continua Barani "la nota di debito di 647.000 euro, intimandogli la restituzione della somma entro il termine tassativo di 15 giorni, pena la riscossione forzata dell'importo; con nota del 31 agosto 2016, il presidente Melazzini avrebbe provveduto a contestare l'operato del dottor Torre, giudicando "intempestiva" la notifica della nota di debito al dottor Pani, nonostante questa fosse stata trasmessa 4 mesi dopo la delibera votata all'unanimità dal consiglio di amministrazione, invocando nuovamente l'intervento del capo di gabinetto del Ministero della salute, dottor Giuseppe Chinè".

"In data 1 settembre 2016, il dottor Torre sarebbe stato allontanato dall'Agenzia, mediante revoca unilaterale da parte dell'Aifa del comando triennale disposto dall'istituto di provenienza (Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia)". A questo punto "si chiede di sapere: se i ministri in indirizzo siano a conoscenza dei fatti esposti, se non ravvedano dei profili di illegittimità relativamente all'operato del direttore generale dell'Aifa e del presidente del Consiglio di amministrazione dell'ente e se non ravvedano nei loro comportamenti profili inerenti a propri interessi privati in atti d'ufficio, tali da indurre a richiederne le immediate dimissioni". Inoltre "se, nella loro qualità di organi deputati alla vigilanza sull'Aifa, siano al corrente del finanziamento, pari a 50.000 euro, al meeting di Comunione e liberazione e come considerino tale elargizione; se e quali misure ritengano di dover assumere relativamente all'allontanamento del dottor Torre dall'Aifa; se siano a conoscenza di quali rapporti intercorrano, relativamente ai fatti esposti, tra il capo di gabinetto del ministero della Salute, il direttore dell'Aifa e il presidente del Consiglio di amministrazione del medesimo ente". Infine "se il ministro della Salute - conclude l'interrogazione - non ritenga opportuno dimettersi dall'incarico ricoperto, considerata, secondo l'interrogante, l'inadempienza nell'esercitare l'attività istituzionale di vigilanza e controllo sull'operato dell'Aifa".


Marco Malagutti
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