Sanità

giu122018

Almalaurea, in crescita laureati in farmacia. Il lavoro arriva dopo cinque anni

Almalaurea, in crescita laureati in farmacia. Il lavoro arriva dopo cinque anni
Aumenta ancora il numero di laureati in farmacia e chimica farmaceutica, con un trend che non accenna a invertirsi, e se a un anno dalla laurea lavora il 56,8%, a cinque anni a lavorare è l'84,1%. Aumenta poi anche la propensione a spostarsi all'estero di chi acquisisce il titolo in Italia e per quanto riguarda la retribuzione si evidenzia una forbice tra uomini e donne man mano che aumenta l'esperienza: a cinque anni dalla laurea lo stipendio medio mensile degli uomini è pari a 1.618 euro, contro 1.371 euro delle donne. Questi alcuni dei dati che emergono dal XX Rapporto sul Profilo e sulla Condizione occupazionale dei laureati (anno di indagine 2017) di Almalaurea presentati ieri all'Università di Torino. In particolare, selezionando il gruppo disciplinare chimico-farmaceutico, emerge un costante aumento nel numero di laureati, dai 4.322 del 2012 ai 5.418 del 2016, con un leggero aumento rispetto al dato diffuso l'anno scorso (5.376). Il valore relativo all'età alla laurea rimane abbastanza stabile nel 2016 con una media di 26,8 anni (26,7 nel 2015). La durata degli studi è di circa 7 anni e la media per voto di laurea è di 100,1 su 110.

Per quanto riguarda la Formazione post-laurea, ad aver partecipato ad almeno un'attività di formazione è il 69,9% dei laureati nel 2016 - ma la percentuale aumenta a tre anni dalla laurea raggiungendo quota 74,7% e 74,1% a 5 anni. All'interno di questa macro categoria, il 27,6% risulta aver aderito a un tirocinio-praticantato, mentre il 37,4% a uno stage in azienda. Questi dati cambiano man mano che ci si allontana dall'anno di laurea: nel caso della prima tipologia, si rileva un aumento, arrivando al 36,1% a cinque anni dalla laurea, mentre nella seconda modalità, c'è una diminuzione, con un dato che a cinque anni è pari al 31,5%. Per il resto, l'attività formativa è sotto forma di collaborazione volontaria per il 12,3% dei laureati del 2016, relativo a una scuola di specializzazione per il 4,2%, come attività sostenuta da borsa di studio per il 5,9%, come dottorato di ricerca per il 4,4%. Tutte queste voci, a cinque anni dalla laurea, vedono un aumento: per esempio, il dottorato passa all'8,3% dei laureati e la scuola di specializzazione al 9,1%.

Interessante il capitolo sulla condizione occupazionale: a un anno dalla laurea lavora il 56,8%, mentre a tre anni a lavorare è il 79,6% e l'84,1% a cinque. A non lavorare e a essere in cerca di lavoro è il 28,7% (a un anno), il 9,6% (a 3 anni), il 8,3% (a 5 anni). Mentre che non cerca lavoro, oltre a non averne, è, per le tre categorie, rispettivamente il 14,5%, 10,8%, 7,6%. Chi è in questa condizione ma è impegnato in un corso universitario/praticantato è il 7,4% a 1 anno, il 7,3% a tre anni, il 2,9% a 5 anni. Il tasso di occupazione, secondo la definizione Istat, è pari al 75% a un anno dalla laurea, all'88,9% a 3 anni e all'89% a 5 anni, mentre il tasso di disoccupazione è rispettivamente di 16,1% per la prima categoria, 5,5% per i laureati del 2014 e del 2012. Con una situazione che sembra essere in leggero miglioramento rispetto alla rilevazione dell'anno scorso (Rapporto XIX) dove il tasso di occupazione Istat, era pari al 72,7% a un anno dalla laurea, 86,7% a 3 anni, 87,2% a 5 anni, mentre il tasso di disoccupazione era rispettivamente di 17% per la prima categoria, 7,1% per i laureati del 2013, 7,4% per i laureati del 2011. In termini assoluti, il numero di occupati per i laureati a un anno di distanza è pari a 2.377 unità (contro i 2.400 dell'anno scorso), mentre a tre anni tale valore sale a 2.715, per arrivare, a 5 anni, a 2.155, con tempi d'ingresso medi per le tre categorie dall'inizio della ricerca al reperimento del primo lavoro di 2,7 mesi, 4,6 mesi, 5,6 mesi e dalla laurea di 4,2, 6,5 e 8,2 mesi.

Rispetto alla tipologia dell'attività lavorativa, è a tempo indeterminato il 21,8% dei laureati a un anno dalla laurea, il 48,7% a tre, il 65,2% a 5, mentre è autonomo (intendendo anche gli imprenditori, titolari di ditta individuale, ecc.) rispettivamente il 6,3% l'8,3% e il 10,6%. I contratti formativi (come per esempio l'apprendistato) riguardano il 21,8% dei laureati a un anno, l'11% a tre e il 2,5% a 5. In diminuzione man mano che ci si allontana dalla laurea anche i contratti non standard, che comprendono quelli a tempo determinato, a chiamata, e così via, con il 43,9% dei laureati a un anno, il 28,5% a tre e il 17,8% a 5. La diffusione del part time è del 24,9% a un anno, del 23,1% a tre e del 20,9% a 5. In media il numero di ore settimanali di lavoro è pari rispettivamente per le tre categorie a 37,4, 38,4 e 39,2. Il settore di attività in cui i laureati sono impiegati è principalmente il privato (89,4%, 91,7%, 87,6%), con un totale per l'industria pari rispettivamente a 13,7%, 14,5% 14,8%. Il dato che riguarda chi sceglie di lavorare all'estero indica una percentuale in crescita più ci si distanzia dalla laurea: a un anno è il 2,9%, a tre il 3,5% e a 5 il 5,2%.

Un ultimo capitolo di indagine riguarda la retribuzione: la media mensile è per, le tre categorie, di 1255, 1358, 1436 euro, con una differenza tra uomini e donne (1333, 1468, 1618 per gli uomini e per le donne 1225, 1320, 1371). In generale, a un anno dalla laurea la formazione professionale acquisita all'università è considerata molto adeguata per il 62,9%, poco per il 32,1%, per niente per il 4,9%. Francesca Giani
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