FITOTERAPIA

nov162022

Ansia, umore e disturbi del sonno, fitocomplessi agiscono su più bersagli

L'uso eccessivo di benzodiazepine per il trattamento di ansia, umore e disturbi del sonno continua a essere un problema nella pratica clinica: comparsa di effetti collaterali, sviluppo di interazioni farmacologiche, tolleranza e dipendenza. Abbiamo chiesto a Gioacchino Calapai, professore ordinario di Farmacologia dell'Università di Messina, e docente al Master di Fitoterapia clinica dell'Università di Firenze, se esistano e quali siano i rimedi a disposizione della Fitoterapia per il trattamento di queste patologie.

"Insonnia e stati caratterizzati da ansia eccessiva sono tra i disturbi più diffusi nella popolazione. Questi disturbi - afferma Calapai - possono essere trattati con rimedi fitoterapici piuttosto che con terapie farmacologiche, spesso associate a effetti indesiderati e/o rischio di dipendenza. Tra i possibili rimedi fitoterapici per i quali è stata dimostrata una discreta efficacia vi sono prodotti basati su estratti ottenuti da piante come la Valeriana, la Passiflora, l'Ashwagandha, o la combinazione di estratti di Valeriana e Luppolo o Passiflora".
Importante un'affermazione di Calapai: "Occorre sottolineare che, al di là dell'efficacia, certificata da vari studi clinici, il loro utilizzo espone la popolazione a rischi minori rispetto ai farmaci di sintesi. Nonostante ciò, l'uso eccessivo di benzodiazepine per il trattamento di ansia, umore e disturbi del sonno continua a essere un problema nella pratica clinica. E tra i fattori che maggiormente determinano questa condizione vi sono a mio avviso: una ancora insufficiente diffusione nella classe medica delle conoscenze sulle proprietà dei prodotti naturali, l'abitudine al ricorso del farmaco sintetico, concrete difficoltà, sia da parte dei medici che dei pazienti, nella scelta del prodotto adeguato".
La Fitoterapia è di fatto la forma più antica di farmacologia, che invece di fare ricorso ai farmaci di sintesi, utilizza le piante medicinali e i loro derivati.

Farmacologia e Fitoterapia si distinguono anche perché il farmaco di sintesi agisce in base al suo principio attivo colpendo un solo organo o un unico processo, mentre il fitocomplesso, ossia l'insieme dei componenti chimici di una pianta, può agire ad ampio raggio su più bersagli. In particolare, la farmacognosia ha lo scopo di descrivere le droghe vegetali dotate di proprietà terapeutiche ed è una disciplina caratterizzante in grado di fornire nozioni fondamentali al medico, farmacista, così come all'erborista o al biologo, sull'utilizzo delle piante officinali e medicinali.

I professori di Farmacologia e Farmacognosia del nostro Master in Fitoterapia clinica, oltre alle nozioni di base, forniscono un'ampia panoramica degli aspetti inerenti all'efficacia, la tossicità e la sicurezza delle piante medicinali. Come nel caso di Alfredo Vannacci, professore associato di Farmacologia dell'Università di Firenze, al quale abbiamo rivolto una domanda che ci fanno spesso i nostri pazienti: La Cannabis utilizzata a scopo terapeutico può dare interazione con altri farmaci? "La Cannabis - dice Vannacci - è una pianta del tutto particolare nel panorama della fitoterapia contemporanea. Come tante altre protagoniste del mondo vegetale, è presente nei prontuari terapeutici delle fitoterapie tradizionali da millenni, specialmente nella farmacopea della Medicina Cinese e in quella indiana della Medicina Ayurvedica. Come spesso avviene nell'empirismo delle medicine tradizionali, accanto all'uso terapeutico tradizionale, emerso sulla base di tentativi, prove pragmatiche e confutazioni, è presto stato notato anche un importante potenziale di eventi avversi: né agli antichi medici cinesi, né a quelli indiani era infatti sfuggito il rischio di tossicità di questa pianta. Rispetto ad altri fitoterapici tradizionali, quindi la Cannabis possiede senz'altro importanti effetti terapeutici, ma è evidentemente dotata di una intrinseca tossicità, nonché naturalmente di un rischio di abuso".

Il suo uso è benvenuto anche nei prontuari attuali, al fianco ai più moderni farmaci di sintesi, ma sempre e comunque in mani esperte, prescritta e gestita da operatori qualificati che possano gestire sia il pur basso rischio di tossicità, sia quello non trascurabile di interazione con le altre terapie. "Come tutte le piante medicinali, infatti la Cannabis - continua Vannacci - è un ricettacolo di principi farmacologicamente attivi: numerose molecole coabitano in questa risorsa vegetale e cooperano al raggiungimento dei suoi diversi target terapeutici (in primis la riduzione del dolore). Tuttavia, non tutte le 'collaborazioni' sono positive in farmacologia: come ogni altra molecola estranea al nostro organismo, i principi attivi della Cannabis vanno incontro a metabolismo a livello del fegato e possono competere per i siti attivi di alcuni enzimi con altri farmaci che il paziente sta eventualmente assumendo. Le concentrazioni plasmatiche di questi farmaci possono in tal modo venire alterate, potendo arrivare alla necessità di aggiustamenti terapeutici. Da non dimenticare poi che i derivati della Cannabis sono sostanze psicoattive, per cui sono possibili anche interazioni di tipo farmacodinamico: ovvero gli effetti di farmaci ad azione sul sistema nervoso centrale possono essere potenziati, fino a diventare nocivi, in caso di contemporanea assunzione di Cannabis". Ancora una volta, quindi, è di grande importanza la competenza e preparazione del medico prescrittore. Nel corso del Master (www.cerfit.org) approfondiremo questi e molti altri aspetti del fitoterapico, in modo da favorire la possibilità di un suo uso basato sulle prove di efficacia e con costante attenzione alla sicurezza del paziente.

Valentina Maggini
CERFIT, AOU Careggi
Università di Firenze

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