Sanità

giu102016

Antibiotici, anticipazioni Osmed 2015: consumi in calo ma ancora elevati a Sud

Antibiotici, anticipazioni Osmed 2015: consumi in calo ma ancora elevati a Sud
Mentre resta ancora aperto il dibattito sulla possibilità di rendere disponibili confezioni di antibiotici con dosaggi ad hoc per ridurne il cattivo uso e quindi il fenomeno di antibioticoresistenza, i dati Osmed 2015, un'anticipazione di Farmacista33, parlano di un calo del 2,7% dei consumi rispetto all'anno precedente anche se non uniforme sul territorio: a Sud restano marcatamente più alti nelle fasce d'età più delicate, bambini e anziani. Ad anticipare alcuni dei principali dati Osmed 2015 è il direttore generale dell'Aifa Luca Pani che, a Farmacista33, spiega: «Gli ultimi dati Osmed 2015, che presenteremo tra due settimane, mostrano un andamento lievemente decrescente nel consumo globale di antibiotici (-2,7% rispetto al 2014) in Italia ma confermano una preoccupante variabilità regionale che vede le Regioni del Sud far registrare i maggiori consumi. I dati per età e sesso riferiti all'intera categoria degli antimicrobici (comprendente non solo agli antibiotici, sebbene quest'ultimi rappresentino la maggioranza dei consumi) mostrano la più alta prevalenza nelle fasce d'età 0-4 anni e >64 anni, con i valori più alti mediamente nelle donne rispetto agli uomini».
Si segnala, tra le altre cose, l'uso scorretto di rimanenze di confezioni di antibiotici disponibili in famiglia e dai parenti che quasi 9 italiani su 10 (87%) fa (i cosidetti left over).

Ciò che maggiormente preoccupa le autorità sanitarie, aggiunge Pani, è il fenomeno dell'antibiotico-resistenza legato all'utilizzo non appropriato di antibiotici: «È necessario un vero e proprio cambiamento culturale, per questo l'Aifa da moltissimi anni porta avanti una campagna per sensibilizzare cittadini e operatori sanitari sull'importanza di ricorrere agli antibiotici solo quando necessario e dietro prescrizione del medico che ne accerti l'effettiva utilità, di non interrompere mai la terapia prima dei tempi indicati dal medico o, comunque, solo dietro suo consiglio e di non assumere antibiotici per curare infezioni virali». Per contrastare questo fenomeno globale «è innanzitutto necessario un approccio multi settoriale "one health" che coordini all'interno di un unico piano strategico, come avviene nel nostro Paese sotto l'indirizzo e la vigilanza del Ministero della Salute, tutte le iniziative mirate alla riduzione e all'utilizzo responsabile di antibiotici sia per uso umano che veterinario - spiega Pani - Si tratta di collaborazioni globali, anche attraverso l'Organizzazione Mondiale della Sanità e la Task Force Transatlantica contro la resistenza antimicrobica per permettere il coordinamento e lo scambio di informazioni regolatorie tra Europa e Stati Uniti. Per quanto riguarda l'uso nell'uomo, sicuramente sono due le strategie che possono offrire risultati a breve termine. La prima è il controllo delle infezioni in ambito ospedaliero attraverso misure adottate da parte del personale sanitario (come il lavaggio frequente delle mani e il cambio del camice) che entra a contatto con soggetti infetti. La seconda è la cosiddetta antimicrobial stewardship, ovvero una serie di interventi mirati a controllare e a migliorare l'uso responsabile degli antimicrobici promuovendo l'uso del farmaco appropriato, nel corretto dosaggio, per la durata corretta della terapia».

Attilia Burke
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