Sanità

nov222019

Antibiotici, Ministero della Salute: uso inappropriato nel 30% dei casi

Antibiotici, Ministero Salute: uso inappropriato nel 30% dei casi

L'impiego inappropriato di antibiotici, cioè per patologie per le quali non dovrebbero essere prescritti, in primis l'influenza, supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate

L'impiego inappropriato di antibiotici, in primis per l'influenza, che supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate, e i dati particolarmente preoccupanti sull'acquisto in farmacia senza la prescrizione e sull'inappropriatezza prescrittiva, sono i temi emersi nel corso lavori della Giornata sull'uso consapevole degli antibiotici promossa dal Ministero della Salute.
L'incontro si è svolto nell'auditorium Biagio d'Alba del Ministero in occasione della Settimana mondiale sull'uso consapevole degli antibiotici e a riportarne i contenuti un report pubblicato dal Ministero sul sito.
Ad aprire i lavori il Viceministro alla Salute Pierpaolo Sileri che ha ricordato l'importanza degli antibiotici «un bene preziosissimo che occorre preservare». E ha aggiunto: «I dati sulla diffusione dell'antibioticoresistenza mostrano come l'Italia sia tra i Paesi con il più alto livello, ma nell'ultimo anno è evidente un trend in calo, che indica che la strada intrapresa è quella giusta». Sileri ha illustrato "i passi avanti compiuti per contrastare il fenomeno dell'antibioticoresistenza a partire dal Piano nazionale per il contrasto dell'antimicrobico-resistenza (Pncar) del 2017, la cui attuazione è sotto monitoraggio da un gruppo multidisciplinare che risponde al metodo adottato, One Health, ovvero uno sforzo congiunto di più discipline professionali che operano, a livello locale, nazionale e globale".

I dati sul consumo di antibiotici

Dal ministero si apprende che i dati Aifa, relativi al 2018, mostrano che in Italia si fa ancora abuso di questi farmaci antibiotici, "con il 90% delle prescrizioni a carico del Ssn che proviene dai medici di medicina generale e dai pediatri di libera scelta, che contribuiscono con il 75,2% sul totale dei consumi; il rimanente è distribuito tra le strutture sanitarie pubbliche (8,9%) per farmaci prescritti ai pazienti in ospedale o acquistati su prescrizione della struttura ospedaliera per proseguire il trattamento dopo la dimissione, e acquisto da parte del cittadino in una farmacia senza ricetta rossa (15,9%)". Dai dati, emerge anche l'impiego inappropriato di antibiotici (ovvero per patologia per le quali non dovrebbero essere prescritti, prima fra tutte l'influenza) che "supera il 30% in tutte le condizioni cliniche studiate, vale a dire influenza, raffreddore comune, laringotracheite, faringitee tonsillite, cistite non complicata, bronchite acuta". "Particolarmente preoccupanti - dice ancora il Ministero - sono i dati sull'acquisto in farmacia senza prescrizione - pratica illegale da disincentivare - e sull'inappropriatezza prescrittiva". Ci sono infine i dati sul consumo di antibiotici in ambito veterinario che "mostrano un trend in diminuzione che ha portato a un calo addirittura del 30% delle vendite nel periodo 2010-2017. Ma ci dicono che non siamo ancora in linea con le migliori pratiche europee".

Formazione dei professionisti e informazione al cittadino

«I dati - ha detto ancora il Viceministro - mostrano nel complesso quanto necessario e improrogabile sia investire nella formazione dei professionisti sanitari, che basino il loro operato sulle evidenze scientifiche e sugli effettivi bisogni di cura, e nella comunicazione e informazione per la popolazione perché si interrompa la pressione sui medici e cessino le pressanti richieste di antibiotici anche di fronte al primo sintomo di malessere. Il cittadino ha un ruolo e una responsabilità, per questo deve essere consigliato e guidato nelle scelte di salute e deve trovare interlocutori esperti e capaci, in grado non solo di fornirgli le corrette prescrizioni, ma anche di comunicare nella maniera più adeguata, per indurre cambiamenti nelle conoscenze, per modificare le attitudini, ed influire sui comportamenti». Al riguardo, sono stati presentati i dati di un'indagine Censis sul grado di consapevolezza del Paese sull'antibioticoresistenza: "l'80% degli italiani sono preoccupati dell'impatto del fenomeno sulla propria salute e su quella della famiglia, ma ancora tanti pensano di non poter contribuire a ridurre problema o non sanno cosa fare".
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