Sanità

feb272019

Antibiotico-resistenza, allarme Ecdc e Efsa: fluorochinoloni e tetracicline a rischio inefficacia

Antibiotico-resistenza, allarme Ecdc e Efsa: fluorochinoloni e tetracicline a rischio inefficacia
In gran parte dei Paesi Europei si assiste a un continuo aumento della resistenza agli antibiotici a base di fluorochinoloni: altissimi valori di adattamento sono stati riscontrati in batteri del genere Campylobacter e della Salmonella nell'uomo e negli animali da allevamento. A diffondere la notizia il report pubblicato dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) e dall'Autorità europea per la sicurezza alimentare (Efsa), nell'ambito di uno studio sulla resistenza agli antibiotici nelle malattie che possono essere trasmesse tra animali e esseri umani.
Il report si riferisce alla situazione di 28 Paesi Europei nel 2017, ponendo in primo piano la crescente difficoltà nel trattamento di infezioni di origine animale come campilobatteriosi e salmonellosi a causa dell'inefficacia degli antibiotici. Oltre alla maggiore multiresistenza riscontrata nel batterio della Salmonella umana (28,3%), nel Campylobacter è stata riscontrata anche resistenza alle tetracicline.
Per quanto riguarda invece la situazione dell'allevamento, i dati raccolti riguardo suini e vitelli di età inferiore a un anno suggeriscono una situazione di stabilità rispetto ai precedenti rilevamenti nel territorio italiano. I farmaci comuni per la cura della salmonellosi sembrano perdere efficacia nel trattamento dei suini, per i quali non sono stati riportati dati in merito alla campilobatteriosi; alto invece il valore di resistenza nell'Escherichia coli nei suini italiani (69,2%, rispetto al valore medio europeo di 34,3%) e nei vitelli (86,8% contro il 41,5% riscontrato nei 10 Paesi principali produttori). La prevalenza nelle rispettive carni si attesta 7% per le suine (contro il 4,7% della media Ue) e 8,1% per le bovine (contro il 3,9% della media Ue).
Nonostante i miglioramenti nell'utilizzo degli antibiotici nell'allevamento, l'allerta resta alta. «Abbiamo visto che quando gli Stati membri hanno attuato politiche rigorose - spiega Marta Hugas dell'Efsa - la resistenza antimicrobica è diminuita negli animali. Le relazioni annuali delle agenzie europee e nazionali includono esempi degni di nota e questo dovrebbe servire da ispirazione per altri Paesi»
«Il rapporto pubblicato quest'oggi dovrebbe far squillare ancora una volta campanelli d'allarme - commenta Vytenis Andriukaitis - evidenzia che stiamo entrando in un mondo in cui infezioni comuni diventano sempre più difficili, e talvolta impossibili, da trattare. Tuttavia, politiche ambiziose, promosse da alcuni Paesi in cui si limita l'uso degli antimicrobici, hanno portato a una diminuzione della resistenza ad essi. Dunque, prima che i campanelli d' allarme diventino sirene assordanti, assicuriamoci di agire sempre più tutti insieme, in ogni Paese e in tutti i settori della sanità pubblica, della salute animale e dell'ambiente sotto l'ombrello di un approccio unitario alla salute».
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