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gen182017

Anticoagulanti orali, linee guida Usa nei pazienti con fibrillazione atriale

Anticoagulanti orali, linee guida Usa nei pazienti con fibrillazione atriale
L'American College of Cardiology (Acc) ha pubblicato una serie di raccomandazioni per guidare i medici nella gestione dei pazienti con fibrillazione atriale non valvolare in trattamento a lungo termine con anticoagulanti orali sottoposti a procedure invasive. «La gestione peri-procedurale di una terapia anticoagulante in corso è un evento clinico comune che chiama in causa il parere di diversi specialisti e che varia in modo notevole nei diversi centri di cura, specie se coinvolge pazienti con fibrillazione atriale non valvolare» esordisce James L. Januzzi Jr, cardiologo al Massachusetts General Hospital e presidente del comitato di esperti che ha redatto il documento, spiegando che lo scopo dell'articolo è di fornire agli operatori sanitari informazioni su come e quando interrompere la terapia anticoagulante orale, valutare se utilizzare un agente parenterale prima durante e dopo la procedura e delineare il processo di riavvio della terapia anticoagulante orale dopo l'intervento.

Ecco alcuni dei punti chiave trattati nel documento, pubblicato sul Journal of American College of Cardiology: al momento di decidere se interrompere la terapia anticoagulante è opportuno prendere in considerazione il tipo di anticoagulante orale come per esempio gli antagonisti della vitamina K oppure gli anticoagulanti orali diretti, il rischio di sanguinamento del paziente e rischio di sanguinamento della procedura invasiva. Per valutare l'eccesso di rischio emorragico gli esperti dell'Acc suggeriscono di utilizzare il punteggio Has-Bled prendendo in considerazione gli eventuali sanguinamenti avvenuti negli ultimi 3 mesi, le anomalie della conta piastrinica, la presenza di elevati valori di Inr e un'anamnesi positiva per emorragie legate a precedenti procedure invasive. «Prendendo come esempio i pazienti trattati con anticoagulanti orali diretti, la clearance della creatinina e il rischio di sanguinamento procedurale vanno utilizzati per determinare il numero di dosi da non somministrare» conclude Januzzi.

J Am Coll Cardiol. 2017. doi: 10.1016/j.jacc.2016.11.024
https://www.ncbi.nlm.nih.gov/pubmed/28081965
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