FITOTERAPIA

nov32017

Antiipertensivi di nuova generazione, anche dalle piante

Anche nel mondo vegetale si può parlare, con le dovute cautele, di molecole con possibile effetto antiipertensivo di “nuova” e “vecchia” generazione

Antiipertensivi di nuova generazione, anche dalle piante
Non vogliamo in questa sede utilizzare la distinzione tra "nuovo" e "vecchio" per dire le prime funzionino meglio delle altre, quanto piuttosto per evidenziare la recente scoperta di molecole e piante, di cui solo negli ultimi anni si è studiato il possibile effetto antiipertensivo. Tralasciando quindi i classici aglio e biancospino, negli ultimi anni i ricercatori si sono concentrati su Oliva europea, Nigella sativa, Coffea arabica e quercetina. Partiamo proprio da quest'ultima molecola, un flavonoide ubiquitario nel mondo vegetale, con riconosciute proprietà antiinfiammatorie e antiossidanti.


La quercetina esplica le sue azioni antiipertensive con un meccanismo ancora da definire ma che esula sicuramente dall'intervento sull'enzima Ace o sull'endotelian-1 circolante o sull'ossido nitrico. Tuttavia riesce ad indurre vasorilassamento e a ridurre la pressione media di 5 mmHg. (1g di quercetina/die).
Gli effetti sono nulli nei pazienti normotesi, mentre si manifestano nei pazienti ipertesi. A dosi più basse (162 mg/die) riesce a ridurre la pressione sistolica di 3,6 mmHg, non solo in acuto, ma anche nell'arco delle 24 ore. Questo, fa supporre ai ricercatori un potenziale effetto cardio protettivo a carico della quercetina. Se vi state chiedendo come mai quantità così diverse di principio attivo hanno effetti non direttamente proporzionali è presto detto: la quantità più bassa è stata somministrata non come tale, ma come estratto di cipolla arricchito in quercetina. L'estratto di cipolla ha svolto la funzione di penetration enhancer: la quercetina ha, infatti, il problema della scarsa biodisponibilità.

Ben più biodisponibili sono i principi attivi contenuti nell'Olea europea (Olivo):non si parla in questo caso dell'olio estratto dalle drupe dell'albero (cui sono attribuiti i meriti salutistici della dieta mediterranea), quanto piuttosto all'estratto delle foglie.

L'estratto delle foglie alla dose di 1g/die è stato paragonato a 50mg di captopril/die.
ello studio condotto da Agus e Susalit, la riduzione della pressione sistolica è stata in media di 11,5mmHg per l'estratto e di 13,7 mmHg per la molecola, mentre la diastolica è scesa rispettivamente di 4,8mmHg e 6,4mmHg. In aggiunta, i pazienti in trattamento con l'estratto di Olivo hanno visto ridursi anche i livelli di trigliceridi.

Il responsabile di queste effetto sembra essere un composto fenolico chiamato oleuropeina, che, oltre agli effetti ipoglicemizzanti, ipolipidemizzanti ed ipotensivi, ha proprietà antiinfiammatorie e può contribuire nel trattamento dell'obesità.

L'effetto dell'europeina sembra da attribuirsi all'efficacia antiossidante della stessa: riducendo la presenza di radicali liberi, aumenta l'efficacia dell'eNOS, con concomitante riduzione dell'attività di enzimi pro-ossidanti e pro-infiammatori (NOX-1 e NOX-2).Inoltre, l'olereupeina sembra in grado di aumentare il rilascio di ossido nitrico e sviluppare azione simpatoplegica.

Anche il "semplice" cumino può vantare delle proprietà antiipertensive. I frutti del cumino, somministrati in estratto alla dose di 100 o 200mg due volte al giorno, per 8 settimane, hanno ridotto sia la pressione sistolica che diastolica rispetto al placebo in modo dose-dipendente. Effetto "collaterale" del trattamento è stata anche la riduzione del colesterolo totale e Ldl rispetto all'inizio della terapia.

Non meravigliatevi ora se parliamo di caffè: l'attività antiipertensiva è infatti attribuita al seme del caffè non torrefatto. Il caffè verde, infatti, contiene l'acido clorogenico (contenuto anche in altre piante come l'Inula viscosa), un estere che esercita il suo effetto antiipertensivo rilassando la parete dei vasi sanguinei, regolando l'ingresso degli ioni calcio. Alla dose di 140mg/die l'acido clorogenico riesce a ridurre la pressione sia sistolica che diastolica in pazienti con moderata ipertensione. L'effetto si manifesta anche dosi più basse (93mg/die) o maggiori (185mg/die) con riduzioni che variano dai 3,2 ai 4,7mmHg per la sistolica, e da 2,9 a 3,2 mmHg per la diastolica.

Luca Guizzon
Farmacista esperto di fitoterapia e Responsabile del laboratorio galenico di Farmacia Campedello



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