Sanità

giu82017

Antitumorali iniettabili, da Sifo consensus su rischio di esposizione degli operatori sanitari

Antitumorali iniettabili, da Sifo consensus su rischio di esposizione degli operatori sanitari
Ha visto la luce in Italia il primo documento di consenso europeo sulla "Gestione del rischio di esposizione del personale sanitario nella manipolazione dei farmaci antineoplastici iniettabili". Il documento è stato realizzato con il patrocinio della Società Italiana Farmacisti Ospedalieri (Sifo) e dell'Associazione Italiana Infermieri di Area Oncologica (Aiiao). «È frutto del lavoro di esperti di diverse estrazioni professionali» sottolinea Marcello Pani, Presidente Sifo «e non solo rende sicura per l'operatore che ci lavora la gestione dei farmaci neoplastici, ma indirettamente rende più sicuro il trattamento».

Il ricorso sempre più diffuso in campo oncologico a terapie personalizzate si riflette anche sull'attività e sul ruolo del farmacista ospedaliero. «Abbiamo dovuto crescere da un punto di vista clinico» sottolinea Emanuela Omodeo Salè, Referente Nazionale Area Scientifico Culturale Oncologia Sifo. «Con la personalizzazione della terapia c'è stata una rivoluzione nell'ambito della classificazione, della diagnosi e del trattamento della malattia oncologica; siamo passati dalla vecchia classificazione per distretto a una di tipo biologico. Il controllo dell'appropriatezza prescrittiva è diventato molto più complesso, essendosi fatto più eterogeneo l'algoritmo decisionale del trattamento del paziente. La personalizzazione della terapia ha imposto anche la necessità di considerare con sempre maggiore preoccupazione i rischi legati all'esposizione professionale a questi composti da parte del personale sanitario coinvolto nella loro preparazione, somministrazione e smaltimento".

La preparazione dei chemioterapici, degli immunoterapici e dei farmaci biologici dovrebbe essere fatta in strutture dedicate, le Unità Farmaci Antiblastici (Ufa). «Oggi delle 331 oncologie censite in Italia, circa l'80% sono servite da Ufa, in media ciascuna Ufa ha un volume di attività che si aggira sulle 20.000 Unità di Somministrazione per anno, anche se esistono Ufa con volumi superiori alle 40.000» spiega Omodeo Salè. Gli operatori sanitari che lavorano nelle Ufa si trovano a maneggiare "hazardous drugs", secondo la definizione data dall'Associazione americana dei farmacisti ospedalieri. «L'esposizione degli operatori sanitari ai farmaci antineoplastici può provocare danni alla salute, determinando tossicità a breve e a lungo termine» ricordaFrancesca De Plato, Referente Nazionale Area Scientifico-Culturale Rischio chimico e biologico Sifo: «la tossicità acuta consiste principalmente in reazioni di ipersensibilità, irritazione, congiuntivite; più subdola è la tossicità tardiva cui sono esposti gli operatori sanitari che manipolano queste sostanze per un intero ciclo professionale. Il nesso causale tra sviluppo di neoplasie, soprattutto di tipo ematologico, ed esposizione professionale a taluni farmaci citotossici è stato da tempo dimostrato, tanto che l'Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro li ha classificati come 'cancerogeni per l'uomo'. Altre tossicità tardive sono a carico dell'apparato riproduttivo e a carico del feto, sul quale causano effetti teratogeni». Ecco dunque l'importanza del documento di consenso che affronta molteplici aspetti tecnici e normativi, a partire dalle caratteristiche dei farmaci antineoplastici iniettabili, all'analisi delle attività che comportano un rischio di esposizione, dalle misure di sicurezza innovative, quali i sistemi chiusi, alle caratteristiche dei dispositivi di protezione individuali. «Scopo fondamentale del documento» ribadisce Emanuela Omodeo Salè «è uniformare verso l'alto le varie Ufa presenti sul territorio nazionale in modo di garantire il medesimo livello qualitativo e di sicurezza per operatori e pazienti a prescindere dalla struttura che erogherà le cure».


Franco Marchetti
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