Sanità

feb52019

Anziani politrattati, intervento del farmacista migliora l'appropriatezza prescrittiva

Anziani politrattati, intervento del farmacista migliora l’appropriatezza prescrittiva
L'intervento di tipo educazionale del farmacista nei pazienti anziani politrattati, ha dimostrato di avere un'efficacia nel migliorare l'appropriatezza prescrittiva riducendo il ricorso a farmaci non più necessari o potenzialmente pericolosi, maggiormente significativa rispetto al tradizionale rapporto fra paziente e altri operatori sanitari. A questo risultato è giunta l'equipe di Cara Tannenbaum, docente di medicina e farmaci a presso l'Università di Montreal e direttrice del Canadian Prescribing Network, con una ricerca recentemente pubblicato sul Journal of the American Medical Association.

I dati, raccolti nell'ambito di uno studio quadriennale randomizzato sul territorio delle farmacie del Quebec, pongono basi utili per tentare di ridurre il ricorso eccessivo a medicinali non più necessari o prescritti, malgrado la possibile pericolosità, per mancanza di informazione o aggiornamento da parte del medico. Una situazione che vede come principali chiamati in causa gli anziani di Canada e Usa, le realtà maggiormente documentate di un problema sicuramente globale. Il focus proposto dal New York Times mette in evidenza infatti come il 30% degli anziani negli Stati Uniti e in Canada abbia acquistato nei mesi scorsi, previa prescrizione medica, uno dei farmaci che l'American Geriatrics Society sconsiglia di adottare.

«Il 66% degli anziani assume 5 pillole al giorno, il 27% più di 10. Se alcune medicine non sono più necessarie e potrebbero addirittura causare danno, perché non chiederci se sia ora di cessarne la prescrizione?» spiega Tannenbaum, che prosegue: «In medicina, tendiamo a considerare solamente il rapporto medico/paziente. Tendiamo a ignorare le figure professionali che entrano maggiormente in contatto con i pazienti». Il problema risiede nella difficoltà da parte del medico nel rifiutare il rinnovo della prescrizione al paziente: mancanza di informazione sugli ultimi studi farmacologici o di tempo per parlarne con il paziente, che potrebbe temere il ripresentarsi della patologia all'interruzione del farmaco.

Lo studio ha coinvolto 69 farmacie del Quebec, selezionate su base casuale: 34 di queste sono state inserite in un gruppo di intervento, le restanti 35 nel gruppo di controllo. La clientela, selezionata casualmente nella popolazione degli over 65 che correntemente assumevano uno dei farmaci in osservazione (sedativi, antistaminici, glibenclamide o antinfiammatori non steroidei), è stata smistata nel gruppo di intervento o di controllo a seconda della propria farmacia: dei 489 scelti, 248 hanno preso parte al gruppo di studio, 241 al gruppo di controllo. I farmacisti del gruppo di intervento hanno provveduto a consegnare materiale informativo volto a illustrare i risultati delle ultime ricerche in merito ad alcune tipologie di farmaci comunemente prescritti. Il gruppo di controllo invece prevedeva un normale rapporto, senza l'invio di materiale informativo. Trascorsi sei mesi, 106 dei 248 pazienti del primo gruppo aveva interrotto l'assunzione di medicinali a rischio o abusati (circa il 43%), mentre solo 29 dei 241 appartenenti al gruppo di controllo avevano seguito la stessa strada senza informativa del farmacista (circa il 12%).

Differenze tra i due gruppi anche nell'interruzione di assunzione negli ambiti farmacologici studiati: 63 su 146 hanno interrotto i sedativi, contro i 14 su 155 del secondo gruppo (43% vs 9%); 19 dei 62 utilizzatori di glibenclamide nel primo gruppo a fronte degli 8 su 58 nel secondo (31% vs 14%); 19 utilizzatori di antinfiammatori su 33, contro i 5 su 23 del gruppo di controllo (58% vs 22%); impossibilità di rilevare dati in merito agli antistaminici a causa dell'esiguità del campione (solo 12 pazienti).
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