Sanità

lug42019

Apnea ostruttiva malattia cronica: chiesto riconoscimento nei Lea

Apnea ostruttiva malattia cronica: chiesto riconoscimento nei Lea

Le apnee ostruttive potrebbero entrare nei Livelli essenziali di assistenza, è stata presentata in Parlamento una risoluzione per semplificare diagnosi e cura di queste patologie

Le apnee ostruttive (Osas) imboccano la strada che le porterà nei livelli essenziali di assistenza. Rossana Boldi, odontoiatra (Lega) ha presentato in Parlamento una risoluzione volta a impegnare il governo a semplificare la diagnosi e la terapia di queste patologie, che condizionano il riposo ma rappresentano anche una delle prime cause di incidenti stradali per colpi di sonno alla guida dell'auto e sono state diagnosticate in un quinto dei pazienti. Per ogni paziente che sa di avere un'apnea ostruttiva -russamento, risvegli frequenti, difficoltà di respirazione - ce ne sono altri quattro che non lo sanno, e solo il 3-4% di tutti coloro che soffrono di Osas riceve terapie adeguate.

Diagnosi e terapia difficili da ottenere

Oggi la diagnosi della patologia è affidata al polisonnogramma e al monitoraggio di battito cardiaco e ossigenazione durante il sonno, ma si arriva anche a 24 mesi per ottenerla, come ha affermato il rappresentante dell'associazione dei pazienti AIPAS. Per la terapia è ancora peggio, per ottenere il ventilatore Continuous Positive Airway Pressure (Cpap), apparecchio che aggiusta le condizioni di ossigenazione durante la notte, in comodato d'uso gratuito occorre fare domanda d'invalidità civile all'Inps. Qui si inserisce la proposta di legge che tende a far riconoscere la patologia come cronica e il device Cpap tra quelli erogabili negli allegati al dpcm Lea.

Apnee ostruttive del sonno malattia invalidante

«La sindrome delle apnee ostruttive del sonno ha tutte le caratteristiche per essere riconosciuta come malattia cronica invalidante», osserva Boldi prima firmataria della risoluzione. «La stessa Organizzazione Mondiale della Sanità è di questo avviso». La proposta, sostenuta da altri quattro componenti leghisti in Commissione affari Sociali, mira a promuovere una campagna informativa sia in età pediatrica che adulta, ad evitare l'adempimento della richiesta dell'invalidità civile, a far attuare in tutta Italia l'intesa Stato-regioni del 12 maggio 2016 sulle Osas fin qui recepita solo in Puglia, con percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali dedicati. Si chiede inoltre di istituire un registro di patologia informatizzato e di adottare iniziative per adeguare il sistema Drg alle procedure diagnostiche e terapeutiche specifiche della patologia. Infine, si invita a "verificare le criticità che sono causa della mancata applicazione degli indirizzi medico-legali da osservare per l'accertamento dell'idoneità alla guida dei soggetti affetti da disturbi del sonno da apnee ostruttive notturne, o sospettati di essere affetti da tale malattia".

Rinnovo della patente: un iter complicato

Al momento come rilevano i pazienti di Associazione Italiana Apnee del Sonno (Aipas) chi dice di essere affetto da questo disturbo vede complicarsi l'iter di rinnovo della patente. «Le attuali norme vigenti sul rilascio della patente (Decreto-legge 13 gennaio 2016 e Decreto Ministero Salute 3 febbraio 2016) stanno creando problemi tanto che molti pazienti cercano scappatoie all'obbligo di denunciare la patologia, per evitare ritiri, sospensioni o riduzioni temporali dei permessi», scrive l'Associazione. «Molte Commissioni e da Medici Monocratici sebbene avessero a suo tempo ricevuto debite istruzioni, negano a quarantenni con Osas lieve la patente, "perché tutti sanno che l'Osas è un problema psichiatrico e come tale va trattato, per cui senza un attestato dello psichiatra non posso fare nulla". In realtà, la persona affetta da Osas è sicura nella guida per sé e per gli altri se trattata in modo efficace e nel tempo». Altro problema, la necessità di dispositivi personalizzati, « a Roma in un'Asl, una signora si è sentita dire che a lei non sarebbe stato possibile erogare il ventilatore Cpap, perché suo marito ne aveva già uno a disposizione, senza altre motivazioni». Ma non esiste una terapia standard. Importante anche il ruolo dell'odontoiatra dal momento che la patologia è strettamente legata alla morfologia del cavo orale e risponde all'uso di idonei dispositivi, come ha sottolineato Beniamino D'Errico (Aio Aosta e co-organizzatore dell'incontro).
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