FITOTERAPIA

apr172012

Aristolochia nefrotossica: a rischio l’uso tradizionale

La pianta medicinale, utilizzata da secoli nella medicina tradizionale asiatica come dimagrante, antidolorifico per le articolazioni, e per alleviare i disturbi di stomaco, contiene acido aristolochico, un potente carcinogeno per l’uomo

L’Aristolochia è una pianta medicinale, utilizzata da secoli nella medicina tradizionale asiatica come dimagrante, antidolorifico per le articolazioni, e per alleviare i disturbi di stomaco. Contiene però acido aristolochico, un potente carcinogeno per l’uomo, probabile fattore eziologico della nefropatia endemica dei Balcani. Le ricerche più recenti sembrano evidenziare un legame tra concentrazioni tossiche di acido aristolochico, insufficienza renale e carcinoma uroteliale del tratto urinario superiore. L’azione tossica si esplica attraverso la reazione con il Dna a formare complessi aristolattame-Dna che si concentrano nella corteccia renale, con lesioni tipiche, e nell’urotelio dove danno origine a una specifica mutazione nel gene oncosoppressore TP53. Inseguendo queste tracce alcuni ricercatori di Taiwan hanno analizzato 151 pazienti con cancro del tratto urinario superiore: l’83% di essi riportava la firma del gene TP53 mutato. In Thailandia almeno un terzo della popolazione ha fatto uso di derivati dell’aristolochia negli ultimi anni e i tassi di cancro renale e carcinoma del tratto urinario superiore sono 4 volte più elevati di quelli dei Paesi occidentali. I risultati di questa ricerca pongono quindi un problema di sanità pubblica, non solo a Taiwan, ma anche in Cina, dove l’impiego di derivati della pianta in questione è molto diffuso, e controllarne la composizione in principi attivi e difficile.

Proc Natl Acad Sci USA. 2012 Apr 9. [Epub ahead of print]


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