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nov32017

Asa in epatite B riduce rischio di epatocarcinoma

Asa in epatite B riduce rischio di epatocarcinoma
La terapia con Asa si associa a un rischio ridotto di carcinoma epatocellulare (Hcc) correlato al virus dell'epatite B (Hbv), secondo uno studio presentato al Meeting Liver dell'American Association for the Study of Liver Diseases in programma dal 20 al 24 ottobre a Washington, DC. «L'Asa può prevenire lo sviluppo del cancro, ma le evidenze cliniche per quanto riguarda il carcinoma epatocellulare correlato all'HBV restano scarse» esordisce il primo autore Teng Yu Lee del Taichung Veterans General Hospital di Taiwan, che assieme ai colleghi ha utilizzato i dati della Banca dati nazionale di Taiwan sull'assicurazione malattie dal 1998 al 2012 per indagare l'associazione tra terapia con Asa e rischio di carcinoma epatocellulare correlato ad HBV. In questo studio di coorte su base nazionale i ricercatori hanno analizzato 204.507 pazienti con epatite cronica B, escludendo quelli con epatite da virus diversi. E dopo aver escluso dallo studio i soggetti con carcinoma epatocellulare comparso prima dell'inizio del follow-up, gli autori hanno identificato un totale di 1.553 pazienti in trattamento quotidiano con aspirina da 90 giorni o più, randomizzandoli 1: 4 con 6.212 individui che non avevano mai ricevuto alcuna terapia anti-piastrinica.

E a conti fatti i ricercatori hanno scoperto che l'incidenza cumulativa di carcinoma epatocellulare a cinque anni nel gruppo trattato con aspirina era significativamente inferiore a quella del gruppo di controllo, con tassi rispettivamente del 2,86% e del 5,59%. Ma non solo. «Da un'analisi di regressione multivariata la terapia con Asa è risultata direttamente e indipendentemente correlata a un rischio ridotto di carcinoma epatocellulare» scrivono gli autori, sottolineando che un aumento delle probabilità di sviluppare la neoplasia si associa al progredire dell'età, al genere maschile, alla presenza di cirrosi epatica e al diabete mellito. Viceversa, l'uso di analoghi nucleosidici tra cui adefovir, entecavir, lamivudina, telbivudina e tenofovir nel trattamento dell'HBV si lega a una riduzione del rischio di carcinoma epatocellulare. «Nonostante servano ulteriori conferme, i risultati di questo studio potrebbero essere utili agli epatologi in termini di prevenzione dell'epatocarcinoma Hbv correlato» conclude Lee.

Hepatology 2017. Doi: 10.1002/hep.29500. Abstract 223 http://onlinelibrary.wiley.com/doi/10.1002/hep.29500/full#hep29500-sec-0889
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