Sanità

giu252012

Assogenerici: con biosimilari più risorse e mercato in crescita

I biosimilari rappresentano un’opportunità per liberare risorse da destinare ai farmaci innovativi e un settore di mercato che nel 2020 potrebbe valere fino a 25 miliardi di dollari

I biosimilari rappresentano un’opportunità per liberare risorse da destinare ai farmaci innovativi e un settore di mercato che nel 2020 potrebbe valere fino a 25 miliardi di dollari. Sono questi alcuni dei temi emersi nel corso del IV Convegno organizzato da Assogenerici a Roma e sui cui sono state fatte diverse riflessioni. In primo luogo, sostiene Francesco Colantuoni, vicepresidente dell’Associazione, «commettere con i biosimilari gli stessi errori commessi a suo tempo con i farmaci equivalenti sarebbe gravissimo per il welfare italiano. Basti considerare che nel 2008 il 50% dei primi 10 farmaci per consumo erano biotecnologici, nel 2014 questa quota salirà al 70%. Si vuole rinunciare all’occasione di razionalizzare quello che sarà il capitolo di spesa più importante nei prossimi anni?». Auspicio di Assogenerici è che i biosimilari in arrivo dal prossimo anno, per effetto della scadenza di brevetti di molti importanti farmaci biotech, non siano oggetto di «quella comunicazione distorsiva che ha caratterizzato i farmaci generici». Inoltre, fa presente Colantuoni, si deve intervenire anche dal punto di vista delle procedure d'acquisto, «facendo in modo che i biosimilari possano competere direttamente con gli originators di riferimento, dal momento che la loro equivalenza terapeutica è dimostrata in termini di efficacia e sicurezza, come confermato al di là di ogni dubbio dal direttore dell’Aifa, professor Luca Pani». Con riferimento al mercato, Antonio Iervolino, dell'Ims consulting group intervenendo al convegno, ha ricordato: «Parliamo ancora di un mercato di nicchia, meno dell'1% dei farmaci generici ma nei prossimi anni ci dovrebbe essere una crescita importante, legata sopratutto al ruolo degli Stati Uniti, che si sono affacciati solo quest'anno a questo mercato, ma anche ad una nuova generazione di farmaci biosimilari». In ogni caso, precisa Iervolino, «non sarebbe equo confrontare i biosimilari con i generici, perché parliamo di due classe di farmaci che hanno un quadro regolatorio e dinamiche prescrittive differenti».


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