Sanità

gen252012

Aziende pharma, solo l’export salva la produzione

La quota di vendite destinate all’esportazione ha dato, nel 2011, un contributo tale all'industria farmaceutica italiana da permettere alla produzione di mantenere un segno positivo, anche se di poco, appena lo 0,5%, in più sull'anno precedente

La quota di vendite destinate all’esportazione ha dato, nel 2011, un contributo tale all'industria farmaceutica italiana da permettere alla produzione di mantenere un segno positivo, anche se di poco, appena lo 0,5%, in più sull'anno precedente. Con una crescita sui mercati esteri dell'8-8,5%, l’export rappresenta ormai il 60% del valore totale, mentre la produzione ha avuto una battuta d’arresto del 3,5-4%. I dati elaborati da Farmindustria, pubblicati dal Sole24Ore, fotografano una realtà che deve confrontarsi «con un mercato pubblico che stringe i cordoni e con i generici che stanno sconvolgendo il settore in tutto il mondo» e con i blockbuster che perdono i brevetti. L’export, secondo Farmindustria, su cui si fonda la crescita ormai da 10 anni, presenta «crescenti rischi di sostenibilità» ed è destinato a rallentare, soprattutto con paesi come Brasile, Russia, India e Cina che stanno rivoluzionando i mercati e il modo di produrre. «Un'ulteriore compressione del mercato interno – è la stima di Farmindustria – determinerebbe una riduzione dell'attività in Italia, incidendo negativamente sul peggioramento del quadro di riferimento per la situazione occupazionale del settore, già difficile e segnata da un numero significativo di esuberi». Le ricadute sull’occupazione si registrano già con un calo del 2,5-3%, in tutto 10mila posti persi dal 2007.


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