FITOTERAPIA

ago302019

Bacche di goji, dalla Cina all'Italia con qualcosa in più

La specie Lycium barbarum, coltivata in Calabria, si distingue per le proprietà antiossidanti

Bacche di goji, dalla Cina all’Italia con qualcosa in più
"Goji" è il nome comune con cui si indicano i frutti rossi di due specie di Lycium: il Lycium barbarum e il Lycium chinense. Tale omonimia nasce dal nome cinese di queste piante, che in pinyin si chiamano entrambe: "GouQi ". Con l'unica differenza che nel caso del L. barbarum si aggiunge il nome "Níngxià". Tra le due specie, il L. barbarum è quella più ricca di vitamine e sostanze antiossidanti, nonché la specie annoverata nella millenaria farmacopea cinese.
Il Lycium barbarum è un arbusto caducifoglio appartenente alla famiglia Solanaceae, originario dell'Asia orientale e naturalizzato nell'Europa centrale e settentrionale, ma da qualche tempo presente anche con interessanti coltivazioni in Calabria, nella piana di Sibari. La bacca è particolarmente ricca di polisaccaridi, a cui si attribuiscono le più interessanti proprietà salutistiche, ma non mancano anche buone quantità di carotenoidi (e derivati), cerebroside, beta-sitosterolo, e vitamine quali riboflavina, tiamina e acido ascorbico.
In particolare, la coltivazione italiana ha portato a livelli particolarmente elevati di zeaxantina (un carotenoide) e di vitamina C (paragonabili a quelli del limone), che la rende più efficace come antiossidante se paragonata alle cultivar cinesi. In virtù di questi costituenti, alla bacca sono attribuite proprietà neuroprotettrici, antiossidanti e immunomodulanti.
L'effetto neuroprotettivo, attualmente in attesa di conferma da studi clinici ben condotti, sembra dovuto all'inibizione dell'aceticolinesterasi e all'azione antiossidante contro la produzione di NO. Se confermate, queste azioni potrebbero essere sfruttate per rallentare patologie neurodegenerative.
L'aspetto per cui sono più conosciute le bacche di goji è senza dubbio il loro potere antiossidante. Questa proprietà è attribuibile, secondo Borek e Amngase alla frazione polisaccaridica della pianta. In particolare, l'estratto di Goji somministrato per almeno trenta giorni ha la capacità di prevenire la condizioni di ossidazione stress-mediate nell'uomo. Tale effetto sembra dovuto all'aumento di sistemi scavenger endogeni quali Superossidodismutasi, glutatione perossidasi e alla riduzione della perossidazione lipidica. Gli aumenti dell'attività enzimatica variano dall'8,4% al 9,9%. Tale effetto si può sfruttare soprattutto in situazioni dove lo stress ossidativo gioca un ruolo principale nella patogenesi di gravi conseguenze per la salute, per esempio nel tabagismo. Si potrebbe anche pensare a un supporto della terapia di supporto alla cessazione della dipendenza da nicotina, della quale abbiamo diffusamente parlato in un precedente articolo.
L'uso per coadiuvare la terapia anti-tabagismo può sfruttare un'altra proprietà: l'impiego di bacche di goji può aiutare a ridurre il grasso addominale. Sappiamo infatti che, cessando l'abuso di tabacco, si riacquista il senso del gusto e di conseguenza può essere facile aumentare di qualche chilo il proprio peso corporeo.
Amangase ha somministrato 120 ml di succo di goji per quattordici giorni a pazienti in sovrappeso. Si è osservato un aumento del dispendio di energia post-prandiale (del 10%) e una riduzione della circonferenza vita (di 5,5 cm) rispetto al gruppo trattato con placebo.
Sempre nell'ambito del paziente in sovrappeso, il goji ha dimostrato la possibilità di essere utilizzato per controllare il diabete di tipo 2, quello appunto determinato da uno stile alimentare e di vita scorretto. Somministrando 300 mg/die di estratto di goji, gli studiosi hanno osservato una riduzione della glicemia post-prandiale e un miglioramento della risposta insulinica. Il tutto dopo tre mesi di trattamento. Risultati tanto più evidenti nei pazienti che non utilizzavano medicinali convenzionali per il controllo della glicemia.
Come sempre succede, si è in attesa di nuovi e più estensivi dati per dare risposte definitive. Intanto, possiamo sicuramente affermare che anche un frutto "made in China"; dà il suo meglio, quando è "made in Italy".

Luca Guizzon
Farmacista territoriale esperto in fitoterapia, farmacia Campedello, Vicenza


Fonti

Foods. 2017; 6(4).
Comp Biochem Physiol C Toxicol Pharmacol.2015 Mar;169:65-72. doi: 10.1016/j.cbpc.2014.12.005. Epub 2015 Jan 6.
Nutr Res.2009 Jan;29(1):19-25. doi: 10.1016/j.nutres.2008.11.005.
Med Chem.2015;11(4):383-90.
J Am Coll Nutr.2011 Oct;30(5):304-9.
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