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nov112016

Batteri multiresistenti, nuovo antibiotico disponibile in Italia

Batteri multiresistenti, nuovo antibiotico disponibile in Italia
Una nuova associazione di due molecole attive contro i batteri gram negativi resistenti agli antibiotici, ceftolozano/tazobactam (Zerbaxa), ha ottenuto la rimborsabilità in classe H per il trattamento di infezioni intra-addominali complicate, pielonefrite acuta e infezioni complicate delle vie urinarie. Il nuovo farmaco, presentato a Roma in un incontro dedicato, è un'arma che salverà la vita di quei pazienti ospedalieri, che sono stati infettati da batteri contro i quali gli antibiotici comunemente utilizzati non sono più efficaci. Se attualmente queste sono le indicazioni terapeutiche, «la grande speranza è che questo farmaco trovi il suo utilizzo anche nella polmonite nosocomiale - afferma Pierluigi Viale, Direttore U.o. di malattie infettive all'a.o.u. Policlinico Sant'Orsola-Malpighi di Bologna e Professore di Malattie infettive all'alma master studiornum dell'università di Bologna - questo farmaco sta per chiudere un trial su quella che è considerata la più grave delle infezioni ospedaliere. Allo stesso tempo è in corso di studio l'azione del farmaco su pazienti con fibrosi cistica, una malattia che purtroppo è segnata, in termini di sopravvivenza, da infezioni ricorrenti da pseudomonas. Lo studio che stiamo concludendo dimostra che il farmaco riesce ad arrivare in concentrazioni elevate anche nel polmone di questi pazienti, per i quali rappresenta un'opzione salvavita».

Il nuovo antibiotico è composto da una cefalosporina, ceftolozano, e da un inibitore delle beta-lattamasi, il tazobactam. «Non bisogna abusarne perché questo è il capostipite di un gruppo di farmaci - afferma Viale - abbiamo ancora un sacco di armi a disposizione per combattere le multiresistenze, ma la prescrizione antibiotica è da specialisti che sanno fare il proprio lavoro, e deve essere governata: l'"antimicrobial stewardship", ovvero una visione di sistema della terapia antibiotica è fondamentale perché una molecola come questa non finisca nel dimenticatoio nel giro di 10 anni. In Emilia Romagna, una delle regioni migliori dal punto di vista dell'assistenza sanitaria che viene fornita, vengono consumate 29 mln di dosi di antibiotici all'anno, di cui 5 mln in ospedale e 24 mln nella medicina di comunità: c'è assolutamente la necessità di intervenire. La terapia antibiotica non è responsabilità del singolo paziente ma dell'intera comunità», conclude Viale. Ceftolozano/tazobactam è stato valutato in due trial clinici; nel primo, condotto su 1.083 pazienti con infezioni complicate delle vie urinarie, ha eliminato l'infezione nell'85% dei pazienti trattati rispetto al 75% dei casi trattati con levofloxacina, la terapia di confronto. Nel secondo, condotto su 993 pazienti con infezioni complicate intra-addominali, ceftolozano/tazobactam ha portato a guarigione il 94% dei pazienti, stessa percentuale della terapia di confronto (meropenem). In entrambi i trial il farmaco ha mostrato un buon profilo di tollerabilità e sicurezza.

«Ceftolozano/tazobactam può rappresentare un'opzione terapeutica innovativa rispetto alle terapie attualmente disponibili ed è un'alternativa valida per evitare un uso estensivo dei carbapenemici, i selettori più potenti di germi Gram-negativi multiresistenti nell'intestino dei pazienti fragili, ricoverati a lungo in ospedale - afferma Carlo Tascini, Direttore della 1° Divisione di Malattie Infettive a indirizzo Neurologico dell'Ospedale Cotugno, Azienda Ospedaliera Specialistica dei Colli di Napoli - Questo farmaco è attivo contro Pseudomonas aeruginosa con percentuali di sensibilità maggiori a quelle di tutti gli altri farmaci disponibili al momento in Europa, eccetto colistina, e rappresenta una valida alternativa ai carbapenemici anche per le infezioni da Escherichia coli e Klebsiella, produttori di beta-lattamasi a spettro esteso». L'impiego del nuovo farmaco potrà quindi permettere la riduzione del consumo di carbapenemi, diffusamente impiegati per il trattamento di queste infezioni, e quindi dei tassi di infezioni sostenute da batteri produttori di carbapenemasi (es. Klebsiella pneumoniae), nell'ottica della "carbapenem sparing strategy" e dei principi della "antimicrobial stewardship" per l'uso mirato e appropriato degli antibiotici disponibili.


Attilia Burke
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