Sanità

mag292017

Bimbo morto di otite, rimane acceso il dibattito

Bimbo morto di otite, rimane acceso il dibattito
Ha destato molto scalpore la vicenda del piccolo Francesco, il bambino pesarese deceduto all'età di sette anni a causa un'otite curata con l'omeopatia. Le informazioni di garanzia per omicidio colposo, inviate a medico e genitori, non sono bastate a spegnere le polemiche che ne sono inevitabilmente seguite.
Tra le prese di posizione, si segnala il commento del ministro della Salute Beatrice Lorenzin: «Sappiamo che i farmaci omeopatici sono complementari, non sostitutivi. E quando si tratta di bambini il tema è molto delicato, perché loro non riescono a descrivere i sintomi e richiedono un'attenzione molto particolare».

E lo stesso Christian Boiron - direttore generale del gruppo leader dell'omeopatia mondiale, che porta il suo nome - in un'intervista al Corriere della Sera ha dichiarato di utilizzare abitualmente farmaci allopatici e di ritenere utile una sinergia dei due approcci.
Del medesimo tenore è la reazione di Simonetta Bernardini, presidentessa della Società italiana di omeopatia e medicina integrata (Siomi): «Se così stanno le cose, si tratta della follia di un medico, che ha sbagliato, perché chi è omeopata pratica la medicina integrata e quindi cambia strada, usando farmaci allopatici, quando si rende conto che gli omeopatici non riescono a funzionare». In particolare, Bernardini segnala che esistono linee guida per l'otite, in cui è specificato che «dopo 48-72 ore, se la malattia non migliora, bisogna ricorrere all'antibiotico».
Un richiamo alla legittimità dell'omeopatia è espresso anche da Giovanni Gorga, presidente di Omeoimprese: «I nostri farmaci sottostanno alle regole dell'Agenzia italiana del farmaco, come avviene per i generici, i radioterapici, gli emoderivati e qualunque altra classe farmaceutica... Dunque il problema non sono i farmaci omeopatici, bensì l'utilizzo che ne viene fatto».
Ma una delle massime autorità sanitarie del nostro Paese, il direttore dell'Istituto superiore di Sanità Walter Ricciardi si smarca da qualunque apertura all'omeopatia: «Le scelte del Servizio sanitario nazionale devono essere basate esclusivamente sull'evidenza scientifica, sulla cui base vanno affrontati i problemi di salute; lo Stato deve pagare solo le prestazioni di provata scientificità e l'omeopatia non è tra queste». Ricciardi fa notare che negli Stati Uniti i rimedi omeopatici riportano una scritta di avvertimento per i consumatori in cui si spiega che non hanno una provata efficacia, anche se poi ognuno è libero di fare le proprie scelte.
Del resto quello di Ancona non appare come un caso isolato e Ricciardi punta il dito sulla scarsa cultura scientifica che caratterizza il nostro Paese, particolarmente vulnerabile rispetto a soluzioni miracolistiche ma senza fondamenti che vengono proposte in varie occasioni: «d'altra parte casi eclatanti come Di Bella e stamina si sono verificati in Italia».

E Silvio Garattini, direttore dell'Istituto di ricerche farmacologiche "Mario Negri" di Milano mette in guardia dai pericoli che possono derivare dall'accreditare qualsivoglia effetto terapeutico all'omeopatia, sia pure come integrazione a terapie il cui utilizzo è invece supportato da evidenze. «Se non ci sono studi a indicare che l'omeopatia è efficace, tantomeno ne esistono riguardo a una possibile sinergia tra omeopatia e farmaci allopatici. - afferma Garattini - Continuare con questa idea della medicina integrata o complementare vuol dire legittimare pratiche che non hanno nessun fondamento scientifico».
Il farmacologo è sconfortato nell'assistere a una discussione di questo tipo: «Siamo in un paese in cui purtroppo le opinioni contano molto più dei fatti, ma dovrebbe meravigliare tutti che si possa vendere qualcosa che non contiene niente; è assurdo e persino imbarazzante discuterne; si potrebbero cambiare tutte le etichette di quei prodotti e nessuno se ne accorgerebbe perché non contengono nulla».

Il fatto che siano sostanzialmente «acqua fresca», come dice già dal titolo il testo scritto dallo stesso Garattini, non significa che siano innocui, perché i medicinali omeopatici, nel caso dei tragici fatti di Ancona, hanno sostituito il ricorso a una cura efficace: «Le autorità regolatorie e sanitarie non se ne dovrebbero occupare, se non per dire alla gente che non servono a niente».
Infine, il presidente della Fondazione Gimbe Nino Cartabellotta sollecita anche l'intervento della Federazione nazionale degli Ordini dei medici e di quelle Istituzioni pubbliche che non hanno mai osato prendere rigorose posizioni in merito, affermando che «i prodotti omeopatici non sono efficaci per curare nessuna malattia» e sostenendo che «i cittadini devono sapere che non sono stati approvati da nessuna autorità regolatoria».

Renato Torlaschi
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