Sanità

set252019

Bimbo morto per otite, Fiamo e Siomi: pronti a condannare comportamenti negligenti

Bimbo morto per otite, Fiamo e Siomi: pronti a condannare comportamenti negligenti

Bimbo morto per otite, per Fiamo e Siomi la vicenda si configura come un caso di malpractice e negligenza

Il processo che vede al centro la vicenda del bambino di 7 anni deceduto il 27 maggio 2017 in seguito all'aggravarsi di un'otite non deve diventare un processo all'omeopatia né ai medici che la utilizzano. In discussione è una malpractice non l'inefficacia dell'omeopatia: Pronti a condannare comportamenti negligenti. Questa la posizione espressa dai vertici di Fiamo (Federazione Italiana Associazioni e Medici Omeopati) Siomi (Società Italiana di Omeopatia e Medicina Integrata), entrambi membri del comitato direttivo del Cno (Coordinamento Nazionale Omeoterapie), nel giorno in cui ad Ancona si apre il processo a Massimiliano Mecozzi il medico che aveva in cura il bambino morto. Quanto successo, secondo Antonella Ronchi, presidente della Fiamo «sembra la conseguenza di una malpractice, non di inefficacia dell'omeopatia; eppure è stata l'omeopatia a essere messa sul banco degli imputati. Come sempre, le responsabilità penali sono individuali e il compito della giustizia è stabilire al di là di ogni ragionevole dubbio se nel comportamento del medico ci siano state negligenza o imperizia, o meno. Mi auguro che si evitino sgradevoli e inopportune speculazioni su questa tragica vicenda, che ha visto un bimbo di 7 anni perdere la vita per un'otite».
«Purtroppo, accade sempre più spesso che i fatti di cronaca che hanno in qualche modo a che fare con l'omeopatia diventino un'occasione per mettere sotto accusa la medicina complementare e questo è profondamente sbagliato, cinico e strumentale- sottolinea Simonetta Bernardini, Presidente della Siomi - Se le accuse mosse dalla procura nei confronti del dottor Mecozzi dovessero essere confermate in Tribunale - prosegue - da parte nostra arriverà una condanna senza compromessi. Se venisse accertato, inoltre, come riportato dalla stampa, che la maggior parte delle consulenze avveniva via telefono, saremo i primi a censurare un modo di lavorare che è contrario a qualsivoglia approccio della medicina, in particolare quella omeopatica che fa del rapporto diretto con il paziente una delle sue caratteristiche peculiari. L'omeopatia, per altro, è bene ricordarlo, è stata riconosciuta come atto medico già dal 2002».
«A chi vorrebbe sfruttare con spregiudicato cinismo una piccola vittima per i fini polemici e propagandistici ci permettiamo di ricordare - conclude Ronchi - che i processi sono percorsi dolorosi che riguardano gli atti compiuti dalle persone, in questo caso un medico, e devono portare alla definizione di responsabilità individuali. Non possono essere trasformati in momenti di propaganda mediatica o in luoghi autorizzati a pronunciarsi sulla efficacia o meno di una terapia. Per questo ci sono altri luoghi, luoghi di dibattito aperto, centri di ricerca, università. Occorre soprattutto tornare all'essenza dell'approccio scientifico: la disponibilità al dubbio, a mettere in discussione opinioni consolidate e cristallizzate, e all'ascolto di esperienze diverse dalla propria".
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