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nov192015

Bioequivalenti, con switch frequente più facile perdita di adesione

Bioequivalenti, con switch frequente più facile perdita di adesione
Se si inizia una terapia con una molecola e con una confezione specifica, si deve continuare con quella, perché cambiare vuol dire ridurre l'aderenza e la persistenza alla terapia, con perdita di beneficio per il paziente. Così Alberico Catapano, presidente della Società europea dell'aterosclerosi, sintetizza i risultati emersi da uno studio presentato ieri in un incontro organizzato a Milano dall'Osservatorio nazionale sulla salute della donna (Onda). «In seguito a una survey dello scorso febbraio su un campione di 445 donne in cui 3 su 4 riferivano problemi in caso di sostituzione da un generico all'altro, con minore aderenza alla terapia nel 19% dei casi» afferma Nicoletta Orthmann, referente medico-scientifico di Onda «si è voluti andare oltre, indagando le ragioni che possono minare la compliance durante l'uso di farmaci bioequivalenti. È stato condotto uno studio osservazionale retrospettivo condotto in 2 Asl lombarde, a Pavia e Bergamo, con l'obiettivo di studiare gli effetti della sostituzione da parte del farmacista di un medicinale generico con un altro equivalente in termini di aderenza e persistenza al trattamento terapeutico in atto». Dall'analisi, condotta su un campione di oltre 14.500 pazienti e che ha analizzato 6 aree terapeutiche, quali diabetologia, cardiologia, lipidologia, reumatologia, psichiatria e ipertensivologia, è emerso che la compliance è inversamente proporzionale al numero degli switch (o sostituzione orizzontale) da un generico con un altro equivalente. In particolare, l'adesione del paziente alla prescrizione terapeutica diminuisce del 28% se la sostituzione interessa metà delle prescrizioni. «Tutte le informazioni si riferiscono a dati amministrativi, ovvero alle prescrizioni spedite in farmacia» puntualizza Catapano. «Nelle varie aree si sono previsti 12 mesi di assenza di assunzione del farmaco, poi, dal momento indice della prescrizione, i pazienti sono stati seguiti per 36 mesi osservando gli switch e l'adesione, ovvero quanti giorni erano coperti rispetto ai giorni previsti dalle prescrizioni. È emerso con evidenza, nell'ambito delle dislipidemie, come in tutti gli altri settori esaminati, un progressivo trend di riduzione della compliance a seguito di un cambio di farmaco».

In media, se una prescrizione di generico su due viene sostituita con un altro equivalente, per la dislipidemia e il diabete si registra la percentuale più alta di diminuzione dell'aderenza (rispettivamente 48% e 36%), seguita dall'area reumatologica (21%), psichiatrica (19%) e ipertensivologica (10%). Nell'area della psichiatria, e in particolare degli antidepressivi, sostiene Claudio Mencacci, presidente della Società Italiana di psichiatria «è fondamentale che, indipendentemente dal farmaco utilizzato, il trattamento duri almeno 6 mesi nei pazienti, per via dell'alto rischio di recidiva a cui si attribuisce gran parte dei costi economici e sociali della patologia». Pertanto «si consiglia di mantenere sempre lo stesso 'brand di generico' con il quale si è iniziata la cura e si sono raggiunti gli esiti positivi». «La scarsa comunicazione tra medico e paziente e la politerapia nell'anziano sono tra le prime cause di ridotta compliance» osserva Carlomaurizio Montecucco, direttore Sc di Reumatologia al Policlinico San Matteo di Pavia. «Inoltre, se il paziente acquista una medicina che ogni volta cambia confezione, forma e colore, questa perde di valore, significato e riferimento rispetto a chi l'ha prescritta. Questo non vuol dire che l'altro farmaco funzioni di meno, ma è la percezione del paziente che determina l'innesco della mancata compliance, per cui è importantissimo che la cura data dal medico sia quella e continui a essere quella». Sull'importanza decisiva della compliance e sulla coerenza dei dati dello studio si sono detti d'accordo Roberto Trevisan, direttore Unità di Malattie endocrine e Diabetologia, A.O. Papa Giovanni XXIII, Bergamo e Alberto Margonato, direttore della divisione di Cardiologia clinica, Irccs Ospedale San Raffaele, Milano.

A.Z.
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