Sanità

lug262017

Biosimilari, reumatologi Sir: ok a utilizzo ma va garantita continuità terapeutica

Biosimilari, reumatologi Sir: ok a utilizzo ma va garantita continuità terapeutica
I farmaci biosimilari sono efficaci, sicuri e possono portare vantaggi al sistema sanitario ma non devono essere sostituiti in malati che hanno già iniziato il trattamento con gli originator. È questa in sintesi la posizione contenuta in un documento congiunto della Società italiana di reumatologia (Sir) insieme ad altre cinque società scientifiche (Federazione delle Associazioni dei Dirigenti Ospedalieri Internisti; Società Italiana di Diabetologia; Società Italiana di Farmacologia; Società Italiana di Nefrologia e Società Italiana per lo Studio dell'Emostasi e della Trombosi). Il documento chiede la piena applicazione della Legge n. 232/2016 che regolamenta l'utilizzo dei farmaci biologici. Stabilisce che non è consentita la sostituibilità automatica tra un farmaco biologico di riferimento e un suo biosimilare.

«È un ottimo provvedimento che va difeso con forza perché vuole garantire ai pazienti la continuità terapeutica» afferma Mauro Galeazzi, Presidente Nazionale della Sir. «I biosimilari li utilizziamo già da oltre due anni. Ovviamente, prima di essere messi a disposizione dei clinici, devono superare tutta una serie di controlli previsti dalle autorità sanitarie e regolatorie sia a livello europeo che nazionale. Tuttavia non è completamente accertato che funzionino allo stesso modo dell'originator in pazienti che magari stanno già assumendo, con successo, una terapia da diversi anni. Il cambio della cura può portare in alcuni casi anche alla ricomparsa dei sintomi della malattia. I farmaci biologici utilizzati in reumatologia sono proteine molto complesse che devono trattare malattie difficili. Quindi anche una sola piccola differenza rispetto all'originale può cambiare la loro funzione ed efficacia». Il documento della Sir vuole inoltre ribadire l'importanza dell'autonomia decisionale del medico specialista. «È l'unica figura professionale a cui spetta stabilire quale sia il farmaco migliore per un paziente» prosegue Galeazzi. «Questa decisione deve rispettare solo ed esclusivamente i criteri di appropriatezza terapeutica e di responsabilità prescrittiva. Non si può imporre allo specialista di cambiare una terapia all'assistito solo per andare incontro a esigenze di bilancio di una struttura sanitaria».
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