farmaci

feb62019

Bpco, con beta-bloccanti diminuisce il rischio di riacutizzazioni

Bpco, con beta-bloccanti diminuisce il rischio di riacutizzazioni
L'uso di beta-bloccanti è associato a un rischio ridotto di ricovero per broncopneumopatia cronica ostruttiva (Bpco), secondo uno studio osservazionale pubblicato su EClinicalMedicine. «Alcuni studi hanno dimostrato che i beta-bloccanti sono associati a un peggioramento dei sintomi delle vie aeree e a una riduzione della funzionalità polmonare nei pazienti con Bpco, mentre altri hanno mostrato che il trattamento con beta-bloccanti riduce il rischio di riacutizzazioni e la mortalità dopo infarto miocardico in pazienti con Bpco, per cui la possibile associazione tra questi farmaci e il rischio diBpcoè controverso» afferma Anne Orholm Nielsen, dello Zealand University Hospital di Køge, Danimarca, autrice principale del lavoro.

«Nel nostro studio, i pazienti che hanno utilizzato beta-bloccanti hanno mostrato un rischio complessivo inferiore del 19,7% di ricovero per la Bpco rispetto agli utilizzatori di altri farmaci antipertensivi durante il follow-up, e un rischio di morte complessivo dovuta alla Bpco del 44% inferiore rispetto agli utilizzatori di qualsiasi altro farmaco antipertensivo» aggiunge. Usando i dati di registri danesi, i ricercatori hanno seguito 300.000 adulti a cui sono stati prescritti beta-bloccanti per più di 6 mesi e 1 milione di utilizzatori di altri farmaci antipertensivi, escludendo i pazienti che avevano già avuto un ricovero in ospedale per Bpco. Ebbene, l'analisi dei dati ha mostrato che i pazienti che nei avevano assunto beta-bloccanti il tasso di ricovero ospedaliero correlato alla Bpco era significativamente più basso rispetto a quello osservato nei pazienti che avevano utilizzato altri farmaci antipertensivi (649 rispetto a 919 casi per 100.000 anni-persona). Questo beneficio non è stato però riscontrato nei pazienti con diabete. «Nel complesso, il trattamento con beta-bloccanti sembra ridurre il rischio di ricovero e mortalità per Bpco rispetto alla terapia con altri farmaci antipertensivi» spiegano gli autori, che poi concludono: «I nostri risultati ci portano a sostenere la necessità di un cambiamento nell'eccessiva esitazione che oggi caratterizza la prescrizione di beta-bloccanti per la gestione dell'ipertensione in pazienti affetti da Bpco o a rischio di svilupparla».

EClinicalMedicine 2019. Doi: 10.1016/j.eclinm.2019.01.004
https://www.sciencedirect.com/science/article/pii/S2589537019300045?via=ihub
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