Sanità

ott102016

Cannabis nelle farmacie. Sifap: serve guida per uniformare preparazioni

Cannabis nelle farmacie. Sifap: serve guida per uniformare preparazioni
È al via la dispensazione gratuita di cannabis ad uso terapeutico nelle farmacie del Friuli Venezia Giulia. È passato in Giunta il regolamento che prevede che il sistema sanitario nazionale si prenda carico delle spese per il trattamento, a base di cannabis, di pazienti che convivono con condizioni particolari quali il dolore cronico terminale o quello indotto da spasticità dovute a malattie neurodegenerative, oltre che per il trattamento della sindrome di Tourette. Restano a carico del paziente le spese per le prescrizioni per altre condizioni, come ad esempio la nausea da chemioterapia.

E se da una parte prosegue l'implementazione regionale della normativa nazionale che regolamenta l'utilizzo di preparazioni a base Thc e Cdb, dall'altra cresce la necessità di fare maggiore chiarezza sulle relative metodologie di preparazione: «A seconda della farmacia che prepara si ha un tenore di Thc e quindi una validità del prodotto differente - spiega il presidente della Società Italiana Farmacisti Preparatori Paola Minghetti, intervistata da Farmacista33 sul tema a margine di una conferenza al Ministero della Salute a Roma - Sarebbe utile fare una monografia sulla Farmacopea ufficiale, almeno avremmo un modo per riprodurre la preparazione in maniera uguale. Sifap l'ha fatta, la sta divulgando, l'ha comunicata anche al Ministero e alle Regioni sperando che qualcuno la faccia propria. Tuttavia, il problema grosso è che la Commissione per la Farmacopea ormai è mancante da tanti anni, il Ministro sono anni che non la rinomina e questo è veramente un qualcosa di grave, anche per altri risvolti».

La concentrazione di principio attivo nei preparati a base di cannabis varia sia in base al metodo di preparazione, e da qui la necessità della monografia, sia in base alla stessa materia prima che può contenere concentrazioni di Thc e Cbd molto differenti, in tal senso, «avere un'unica fonte sarebbe positivo perché permetterebbe di lavorare tutti quanti sulla stessa materia prima con un unico titolo e con la certezza da parte del medico della riproducibilità - spiega Minghetti - La riproducibilità da lotto a preparazione è importantissima ma ad oggi su questo tipo di prodotto non ce la abbiamo».

Secondo alcuni la produzione nostrana di cannabis potrebbe essere molto utile per uniformare la situazione da questo punto di vista, tuttavia ad oggi la produzione risulterebbe non sufficiente, e di questo si era pubblicamente lamentato Marco Perduca, ex senatore radicale oggi membro dell'Associazione Coscioni che, parlando con Farmacista33 aveva sottolineato la necessità di «legalizzare anche la produzione privata». A questo proposito si è espressa anche Minghetti: «È probabile che a oggi la produzione dell'Istituto militare non sia sufficiente, quindi per ora continueremo ad importare - afferma - C'è un progetto di legge che parla da una parte della liberalizzazione e dall'altra dell'uso terapeutico della cannabis, in cui, all'art. 6, si chiede la possibilità di ampliare la possibilità di coltivazione. Un'iniziativa che può essere utile - afferma Minghetti - ma in questo caso andrebbe fatto in maniera molto ben regolamentata perché la cannabis sottostà a dei trattati internazionali delle droghe e non si può agire al di fuori di questi. Ci vuole un ufficio al Ministero che si occupi di questo e lo regolamenti. Probabilmente ampliare la possibilità di coltivazione può anche avere un senso, ma non è semplice e se ci sono tanti siti che coltivano potremmo avere cannabis di diverso titolo, e questo problema non è da sottovalutare».
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