FITOTERAPIA

giu162022

Cannabis Update 2.0. Cerfit: urgente aggiornare il decreto ministeriale

Il recente evento di formazione nazionale "Cannabis Update 2.0" promosso dal CERFIT, dell'Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi, è stata l'occasione per fare il punto sull'attualità di carattere scientifico, professionale e regolatorio relativamente alla cannabis ad uso medicinale.

L'evento è stata la prima iniziativa dopo la legge regionale a firma Iacopo Melio, che ha inserito la Cannabis tra gli argomenti di formazione continua obbligatoria per i medici, e numerosi sono stati gli interventi di relatori esperti con novità relative alle tecniche estrattive e preparazioni galeniche possibili, aggiornamenti di farmacologia, interazioni tra cannabis e farmaci di sintesi, controlli di qualità e sicurezza. Importanti e preziosi gli interventi dei pazienti, le cui Associazioni hanno sottolineano come in Italia la Cannabis manchi a 50 mila pazienti e come le indicazioni d'uso siano limitate.

Fabio Firenzuoli, direttore del CERFIT, ha ricordato come il decreto ministeriale, che risale ormai al 2015, ed avrebbe dovuto essere aggiornato ogni due anni, veda la Cannabis solo come rimedio sintomatico e per questo di seconda linea, mentre ormai evidenze ed esperienza clinica ne consentirebbero un utilizzo più ampio. Inoltre, in Toscana è ancora vigente la prima legge regionale, ancorata al 2012, con solo quattro indicazioni cliniche. E per questo il CERFIT ha richiesto un aggiornamento della legge regionale proponendo un gruppo di lavoro ad hoc, che consideri anche potenziali nuove indicazioni, che sono state il focus del mio intervento "Nuove indicazioni per la Cannabis terapeutica: il punto di vista di pazienti, operatori sanitari e ricercatori", e successivamente discusse nella tavola rotonda. Come ho sottolineato nella relazione, la letteratura mostra numerose evidenze sull'efficacia e la sicurezza dell'utilizzo di medicinali a base di cannabis terapeutica soprattutto per malattie reumatiche infiammatorie (ad esempio, l'artrite reumatoide), ansia ed insonnia con conseguente miglioramento della qualità della vita e riduzione dei farmaci. Ci sono indicazioni molto promettenti per diverse patologie neurologiche (dal Parkinson all'Alzheimer), autismo, ADHD e psoriasi. Un altro capitolo importante è rappresentato dalle malattie infiammatorie croniche intestinali, come il morbo di Crohn e la colite ulcerosa, per le quali i pazienti, in seguito all'uso di cannabis terapeutica, riportano miglioramento del benessere generale e riduzione delle complicanze cliniche associate alla malattia.

In generale, gli autori dei vari studi concludono come sia fondamentale personalizzare la terapia, individuando la varietà di Cannabis, la preparazione magistrale, il dosaggio e la via di somministrazione migliore per ciascuna patologia e ciascun paziente. Infine, dobbiamo lavorare sulla possibilità di utilizzare la cannabis come farmaco di prima linea, in modo che il medico non sia obbligato a riservarla solo ai pazienti che non raggiungono sufficienti risultati con la terapia convenzionale o incorrono in gravi effetti collaterali o non hanno altre alternative di trattamento. Di assoluto rilievo che il dott. Firenzuoli abbia evidenziato la necessità di un aggiornamento legislativo anche durante una recente audizione in commissione Sanità della Regione Toscana e che il suo presidente, Enrico Sostegni, abbia dato la disponibilità a creare un gruppo di lavoro che si occupi del tema cannabis.

Valentina Maggini
CERFIT
AOU Careggi

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