Sanità

dic52018

Capitale in farmacia, obbligo a quota 51% di farmacisti. Cossolo: nessun rischio per posti di lavoro

Capitale in farmacia, obbligo a quota 51% di farmacisti. Cossolo: nessun rischio per posti di lavoro
Occorre che venga confermato e convertito in legge l'emendamento che stabilisce l'obbligo, per le società di capitali proprietarie di farmacie, che siano farmacisti iscritti all'albo i soci rappresentanti almeno il 51% del capitale sociale e dei diritti di voto. Garantisce, infatti, un peso determinante della professionalità del farmacista nelle scelte aziendali a tutela dei cittadini che accedono al servizio farmaceutico. È il commento di Marco Cossolo presidente di Federfarma agli esiti dell'esame del testo della manovra 2019. «Appena eletto presidente - ricorda Cossolo in una nota - avevo rappresentato, in una lettera indirizzata al precedente Governo, la necessità di garantire ai farmacisti la maggioranza nelle società di capitali. È questo infatti l'unico modo per far sì che il contributo professionale prevalga rispetto agli interessi economici. Non per niente analogo vincolo vige per altre categorie professionali, come avvocati e commercialisti, anche in proporzioni più solide. Per non interferire in alcun modo nello svolgimento del dibattito parlamentare, mi sono astenuto dal rispondere ieri quando alcuni soggetti interessati alle catene di farmacie hanno sostenuto che la misura metterebbe a rischio 1.500 posti di lavoro. Tale allarme è strumentale: non mi risulta che esista alcun principio economico per il quale trasferendo parte della proprietà di una azienda si perdano occupati. Sono convinto che tutti i posti di lavoro oggi assicurati dalle farmacie private saranno mantenuti».

Federfarma spiega anche che dall'analisi dei dati disponibili presso gli Ordini dei farmacisti (ai quali, per legge, va comunicata ogni variazione di proprietà) risulta che "il trasferimento della proprietà della farmacia, in tutto o in parte, al capitale è avvenuto in modo residuale e solo da parte di colleghi in situazioni economiche insostenibili. Forse allora è il momento di porsi il problema se i tagli fatti in questi anni non siano stati eccessivi e se non abbiano minato la sostenibilità di un servizio essenziale per i cittadini. Occorre ora che tale emendamento sia confermato e convertito in legge come la categoria si augura. La misura garantisce, infatti, un peso determinante della professionalità del farmacista nelle scelte aziendali a tutela dei cittadini che accedono al servizio farmaceutico".

La norma, sottolinea Marcello Gemmato (FdI), a margine dell'approvazione del subemendamento al DL Bilancio, cofirmatario dell'emendamento, «garantisce la presenza, e quindi la competenza in materia, di professionisti della farmacia nei meccanismi di gestione delle società farmaceutiche, ripone il farmacista come centrale nella filiera della dispensazione del farmaco, allontana le ombre della possibilità di ingresso di capitali di dubbia provenienza in quello che è uno dei comparti trainanti della nostra economia».
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