Sanità

gen82018

Capitali e concorrenza. Cds risponde al Ministero su società e concorso straordinario

Capitali e concorrenza. Cds risponde al Ministero su società e concorso straordinario
Possono partecipare alle società di persone anche soci non farmacisti e i vincitori del concorso straordinario in forma associata possono costituire una società di capitali prima dei tre anni purché venga rispettata la gestione paritaria dei soci e in questo senso l'indicazione è di prediligere forme societarie quali le Srl. Sono questi alcuni dei contenuti del parere del Consiglio di Stato, che fanno seguito alla richiesta di chiarimenti, avanzata dal Ministero della salute con nota del 3 novembre, in particolare in riferimento alle disposizioni su concorso straordinario, vincolo della gestione societaria, regime di incompatibilità.

Per quanto riguarda il punto sollevato dal Ministero in merito alla possibilità chele società di persone siano costituite da soci non farmacisti, per il Consiglio di Stato, «dall'analisi del dettato normativo non sembrano esservi dubbi in merito alla possibilità di partecipazione alle società di persone anche da parte di soggetti non farmacisti. Tale interpretazione presuppone, tuttavia, il rispetto di una netta separazione tra la direzione della farmacia, che per legge deve ora essere attribuita ad un farmacista (anche non socio), e la gestione economica della stessa, che può spettare anche ad una società in quanto titolare».
Sulla questione dei farmacisti risultati vincitori in forma associata al concorso straordinario, per i quali il Ministero ha chiesto se possano costituire una società di capitali, secondo il Consiglio di Stato, tale «forma societaria può riguardare sia farmacie acquisite a seguito di concorso ordinario, sia farmacie acquisite a seguito di concorso straordinario». «I vincitori di concorso straordinario, che hanno partecipato nella forma della ″gestione associata″, possono costituire anche prima dei tre anni fra loro una società di capitali», «purché sia pienamente rispettata la chiara prescrizione incentrata sulla conservazione della gestione paritaria per tre anni». In questa direzione, diventa fondamentale lo Statuto, riprendendo in questo punto la circolare della Fofi di metà dicembre: «risulta necessario» continua il Cds «che lo statuto societario presenti idonee disposizioni volte a preservare da meccanismi elusivi la realizzazione della gestione associata su base paritaria vincolata per un tempo non inferiore ai tre anni». Altro punto messo in luce dal Cds sul tema è «la necessità di prediligere modelli che, nella loro configurazione tipica, garantiscano il rispetto dei citati vincoli di legge, rappresentati in particolare dalla garanzia del mantenimento della gestione su base paritaria». Per questo «risulta preferibile, nella scelta del tipo sociale, optare, tra le varie forme possibili, per la s.p.a. o, ancora meglio, per la s.r.l.; con ciò escludendo, tra le società di capitali, la forma della s.a.p.a. dove la presenza di due diverse categorie di soci (accomandatari e accomandanti) renderebbe ancor più difficile la realizzazione della gestione su base paritaria. Peraltro, tra la forma della s.p.a. e quella della s.r.l., appare preferibile la seconda in quanto questa, per la sua disciplina tipica, garantisce maggiormente il rispetto della gestione paritaria». Infine, «il vincolo della gestione associata su base paritaria, per un periodo minimo di tre anni, da parte dei farmacisti vincitori del concorso straordinario impedisce che - nel corso del triennio - partecipino alla società da essi costituita soggetti estranei alla gestione associata, tra i quali anche farmacisti non vincitori del concorso straordinario e non farmacisti».
Incompatibilità. Un capitolo importante riguarda le incompatibilità. In particolare, per l'esercizio della professione medica, nel quesito il ministero chiede se le disposizioni si riferiscono all'effettivo svolgimento dell'attività medica o anche alla mera iscrizione all'albo (lasciando invece aperti altri dubbi interpretativi). Il Cds «ritiene preferibile, nonché più facilmente attuabile, la soluzione che amplia l'ambito di applicazione della detta incompatibilità a qualunque medico, sia che eserciti la professione sia che non eserciti e sia solo iscritto all'albo professionale».
«In relazione, invece, alla incompatibilità con la posizione di titolare, gestore provvisorio, direttore o collaboratore di altra farmacia, il ministero chiede se l'applicazione della disposizione possa essere limitata unicamente ai casi in cui la partecipazione alle società di farmacia comporti lo svolgimento di analogo ruolo in seno alla farmacia ″sociale″ o comunque di un ruolo idoneo ad incidere sulle decisioni della società (es. amministratore) e non anche, quindi, ai casi in cui la partecipazione si sostanzi in un mero versamento di capitale, senza che il socio, di fatto, acquisisca alcun ruolo decisionale nell'ambito della società». Ma per il Cds l'incompatibilità «deve essere estesa a qualsiasi forma di partecipazione alle società di farmacia, senza alcuna limitazione o esclusione. Prendendo in considerazione l'ipotesi della partecipazione sociale alla società di farmacia da parte di altra società di farmacia, la Commissione speciale non ravvisa ostacoli alla applicabilità anche ad essa della forma di incompatibilità in esame». D'altra parte, è la motivazione, «l'esclusione della partecipazione di mero capitale dalla ipotesi di incompatibilità potrebbe fungere da ulteriore incentivo all'incremento dell'attività di mero finanziamento. Tali fenomeni potrebbero, quindi, indirettamente portare ad un aumento delle dimensioni patrimoniali delle società, con conseguente rischio di concentrazioni societarie. Su altro fronte, la presenza di grosse realtà imprenditoriali potrebbe aumentare il rischio di dequalificazione professionale del farmacista, andando ad inficiare il rapporto fiduciario con i pazienti fondamentale per assicurare un alto livello di aderenza alla terapia».
Ultimo punto riguarda l'incompatibilità con qualsiasi rapporto di lavoro pubblico e privato: «la Commissione speciale dubita che la locuzione ″rapporto di lavoro″ possa essere ricondotta al solo rapporto di lavoro subordinato. Al criterio distintivo proposto (lavoratore subordinato/autonomo) appare pertanto preferibile quello volto ad esaltare il carattere continuativo o meno del rapporto lavorativo intessuto dal socio con altro datore di lavoro o committente. Rientreranno anche quelle prestazioni che, sebbene autonome, vengono effettuate con una regolarità tale da risultare assorbenti».

Nell'ultimo quesito, infine, si chiede se le incompatibilità hanno portata generale, applicandosi, quindi, sia al concorso ordinario sia al concorso straordinario: «La Commissione speciale, al riguardo, non trova motivi per escludere l'applicazione del regime di incompatibilità alle società di farmacisti vincitori di concorso straordinario. Del resto, le disposizioni richiamate non distinguono tra farmacie acquisite a seguito di concorso ordinario e farmacie acquisite con concorso straordinario».

Francesca Giani
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