Sanità

feb82018

Capitali e incompatibilità, Tar: società gestione comunali non può avere altre attività sanitarie

Capitali e incompatibilità, Tar: società gestione comunali non può avere altre attività sanitarie
La società che risulta titolare di diverse strutture sanitarie e ricomprende nell'oggetto sociale l'esercizio di varie professioni sanitarie incorre nel divieto di commistione tra attività farmaceutica e attività medico sanitaria essendo la legislazione in materia farmaceutica posta a presidio, prima ancora che alla progressiva apertura del mercato, del diritto alla salute pubblica.
Con queste motivazioni il Tar Umbria (sentenza n. 78/2018) ha rigettato il ricorso di un Comune umbro che nel 2016 aveva impugnato una nota della Asl che negava l'autorizzazione a concedere la gestione della farmacia comunale a un Srl vincitrice del bando che nel "caso di specie risulta pacificamente titolare di diverse strutture sanitarie e ricomprende nell'oggetto sociale l'esercizio di varie professioni sanitarie e la gestione di case di cura, poliambulatori e strutture residenziali". Motivo per cui, secondo la Asl, risulta violato l'art. 102 del Tuls "inerente il divieto di cumulo dell'esercizio della farmacia con quello di altre professioni sanitarie, non essendo la società concessionaria costituita da farmacisti abilitati ed iscritti all'Ordine ed essendo inoltre titolare e gerente di strutture sanitarie".

I giudici hanno ricordato che è stata affermata "la scissione, prima negata, tra la titolarità, che rimane in capo all'ente locale e la gestione della farmacia da parte della società privata" ma, hanno aggiunto, "resta da vedere se tale possibile scissione - che pure il Collegio condivide - comporti anche il venir meno dell'esclusività dell'oggetto sociale, ovvero se possa trattarsi di società il cui oggetto sociale può ricomprendere anche l'esercizio di ulteriori attività economiche rispetto all'erogazione del servizio farmaceutico". E sulla base di una disamina di normativa e giurisprudenza, tra cui anche una precedente sentenza dello stesso Tribunale, affermano che la scissione tra titolarità e gestione "non costituisce valida obiezione per contestare la necessaria compatibilità dell'oggetto sociale con la gestione di una farmacia", in quanto tale scissione consente l'affidamento della gestione a terzi della farmacia, ma non giustifica la deroga "all'esclusività dell'oggetto sociale, il cui fondamento va rinvenuto nell'obiettivo finale di evitare conflitti di interessi che possano ripercuotersi negativamente sullo svolgimento del servizio farmaceutico e, mediatamente, sul diritto alla salute".
Infine, anche richiamando la legge n.124 sulla concorrenza, "a diverse conclusioni non giungersi (...) benché "ratione temporis" non applicabile", in quanto "conferma sì la titolarità delle farmacie private a società di capitali ma ne impone l'oggetto esclusivo della gestione della farmacia, confermando l'assunto per cui l'esercizio dell'attività farmaceutica è incompatibile con altre attività ed in primis con quella sanitaria. Né tale incompatibilità appare restrittiva della concorrenza nella sua dimensione comunitaria, risultando sorretta dall'obiettivo di tutela della sanità pubblica".

Simona Zazzetta
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