Sanità

ott292020

Carenza farmaci, Consorzio Dafne: si supera con una filiera trasparente. Nuove opportunità dalla blockchain

Carenza farmaci, Consorzio Dafne: si supera con una filiera trasparente. Nuove opportunità dalla blockchain

La pandemia ha accentuato il fenomeno della carenza e della indisponibilità dei medicinali e ha messo in luce alcune criticità come la delega di produzione della industria farmaceutica globale a paesi terzi

La pandemia ha accentuato il fenomeno della carenza e della indisponibilità dei medicinali e ha messo in luce alcune criticità, prima fra tutte la delega di produzione della industria farmaceutica globale a paesi terzi (Asia), rispetto a cui le istituzioni compresa l'Unione europea, si sono impegnate per sviluppare piani per riportare la produzione dei medicinali nel mercato interno. Ma anche la necessità di una maggiore trasparenza lungo la filiera distributiva è sicuramente uno degli aspetti più importanti da tenere in considerazione. Su questo secondo scenario si inserisce "In2Dafne", una iniziativa sviluppata dal Consorzio Dafne che rappresenta e raggruppa al proprio interno sia le Aziende Healthcare sia le Aziende della Distribuzione intermedia, oltre a Concessionari e Depositari e che sul progetto ha organizzato una tavola rotonda.

Contenuti e obiettivi del progetto

Il progetto mira ad aumentare e garantire visibilità ai diversi attori della supply chain, grazie alla condivisione dei dati sulle quantità di medicinali disponibili nei diversi nodi della filiera, includendo in prospettiva, anche prescrizioni e dispensazioni tramite l'integrazione di sistemi di monitoraggio già presenti. In sostanza, una fotografia puntuale della disponibilità dei propri prodotti nella rete distributiva per area geografica, con la possibilità di rimodulare i propri piani distributivi sulla base di dati storici reali. Dal canto loro i distributori intermedi potranno visualizzare le informazioni relative alla disponibilità complessiva dei singoli medicinali nell'intera supply chain nazionale e, in una fase successiva, anche i dati delle dispensazioni per aree geografiche, con la conseguente opportunità di modificare le proprie politiche e ripianificare le attività sulla base di dati reali. Tecnologie blockchain, smart contract e private data sono alla base del progetto "In2Dafne", e per loro natura garantiscono un elevato livello di sicurezza delle informazioni condivise, senza richiedere la presenza di una "terza parte fidata" che detenga le informazioni e assicuri la corretta accessibilità ai singoli attori e consentono al Consorzio Dafne di mantenere la governance del progetto.
«Aifa lavora da anni sul fenomeno - ha spiegato Domenico Di Giorgio, dirigente Area ispezioni e certificazioni di Aifa presente alla tavola rotonda - con un approccio scientifico che ha permesso di identificare tre profili di carenza di matrice diversa, che richiedono interventi di tipo differente: le carenze produttive, le indisponibilità distributive, generate da distorsioni nella rete, come l'esportazione eccessiva da parte degli operatori che dialogano con il mercato comunitario e le mancate forniture ospedaliere, che nascono dalle dinamiche di assegnazione delle gare e da pratiche commerciali non corrette. Sicuramente - ha continuato Di Giorgio - maggiore è la trasparenza della rete migliore sarà la gestione delle varie problematiche e dell'uso dei farmaci. Durante l'emergenza della scorsa primavera avere la visibilità e la conoscenza della rete che abbiamo in Italia ci ha permesso di costruire abbastanza facilmente connessioni ed ottimizzazioni insieme all'industria ed insieme alle regioni che hanno evitato che il Paese soffrisse dalle carenze dei farmaci da rianimazione, problema che invece ha colpito altre nazioni. È fondamentale non puntare il dito sulle categorie e non far ricadere le responsabilità delle problematiche sui singoli operatori - ha aggiunto Di Giorgio - ma ci sono delle responsabilità visibili, è un dato di fatto che le diverse criticità citate nascono principalmente da comportamenti distorti di operatori delle diverse anime che compongono il settore. Per esempio: tutto il parallel trade farmaceutico che sposta i farmaci dalle filiere distributive a più basso valore a quelle di più alto valore e il nascondimento delle fonti è un asset, ed esistono un arsenale di strumenti per nascondere l'informazione sui prodotti che circolano. Queste criticità potrebbero essere rimosse con una vera trasparenza della filiera, ma oggi non possiamo confidare interamente in questa trasparenza perché sappiamo che ci sono operatori che beneficiano delle zone d'ombra per nascondere l'origine e l'uscita dei farmaci che si esportano». «La distribuzione intermedia è da sempre parte integrante e fondamentale del "servizio pubblico" - ha sottolineato Renato De Falco, vicepresidente del Consorzio Dafne. La centralità di questo ruolo è confermata dalla piena condivisione delle finalità del progetto In2Dafne, a cui la distribuzione intermedia partecipa con convinzione. I distributori che hanno espresso la volontà di partecipare a questo progetto rappresentano circa il 90% del nostro mercato. Grazie alla visibilità - opportunamente aggregata e anonimizzata - sulla situazione della rete, anche gli operatori della distribuzione potranno intraprendere azioni di adeguamento mirate e circostanziate, potendo contare su una base informativa robusta e aggiornata».

Il digitale gioca un ruolo fondamentale per incrementare la visibilità

Le tecnologie Blockchain, Distributed Ledger e Smart Contract, ha spiegato Pietro Lanza, direttore generale di Intesa (Gruppo Ibm) e Blockchain Director di Ibm Italia «danno la possibilità di affrontare in modo innovativo un problema non di certo nuovo. Queste nuove tecnologie integrate in infrastrutture di collaudata affidabilità possono rispondere all'evoluzione delle esigenze espresse dall'intera filiera e di disegnare, in un approccio di co-innovazione insieme al Consorzio, una soluzione di sistema». «Il digitale può giocare un ruolo fondamentale per incrementare la visibilità e la collaborazione all'interno della filiera - concluso la tavola rotonda l'intervento di Alessandro Perego, direttore del Dipartimento di ingegneria gestionale del Politecnico di Milano e direttore scientifico degli Osservatori Digital Innovation - perché pone le basi per una gestione integrata e sincronizzata dei processi interaziendali, coinvolgendo tutti i principali partner. In particolare, questa iniziativa segna un importante passaggio dal livello di interscambio di dati e informazioni transazionali, più basilare, a un livello dove si lavora concretamente su processi di natura più propriamente collaborativa. La resilienza delle filiere non può che passare da una maggior visibilità: senza è difficile se non impossibile reagire prontamente agli shock distributivi ma, soprattutto, prepararsi efficacemente rispetto a quelli futuri».

Cristoforo Zervos
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