Sanità

mar262014

Case salute: ok da Mg se resta capillarità degli studi medici

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È recente la denuncia sul Resto del Carlino del «flop» delle Case della salute di Bologna e provincia, che non avrebbero avuto alcun impatto sugli accessi al Pronto soccorso. Una situazione che ha ricevuto la bocciatura dello Snami, il secondo sindacato per numero di iscritti della medicina generale. Ma nell’universo delle case della salute, non tutte le esperienze sono uguali e ci sono modalità di organizzazione che riescono a non sguarnire il territorio. Ce ne ha parlato Francesco Biavati, presidente regionale di Snami Emilia Romagna che ha fatto il punto della situazione in una Regione in cui il «modello è fortemente sostenuto dall’assessore alla sanità Carlo Lusenti». «Le Case della salute» è la denuncia dello Snami «sono sottodimensionate per mancanza di fondi» e «sia per attrezzature sia per professionalità, non possono essere un’alternativa valida ai pronto soccorso», «i cui numeri, statistiche alla mano, sono in continuo crescendo malgrado l’aumento delle prestazione specialistiche nelle case della salute stesse». Il riferimento è all’indagine riportata dal Resto del Carlino del consigliere provinciale dell''Udc Mauro Sorbi che ha mostrato, a seguito di «interrogazioni relative agli accessi nei Pronto soccorso dell''Ausl di Bologna», come le sette Case della salute di Bologna e provincia non hanno determinato una decongestione delle strutture ospedaliere: «Nel 2011 gli accessi furono 211mila, di cui paganti 32mila (15%), mentre le prestazioni erogate 923mila, di cui 122mila pagate (13%). Nel 2013 invece ci sono stati «l89mila, di cui paganti 27mila (14%), mentre le prestazioni poco più di un milione, di cui 111mila pagate (10%)». Ma dallo Snami regionale arriva il chiarimento: «Non bisogna fare di tutta l’erba un fascio: ci sono esperienze anche in Regione che funzionano, dipende tutto da come sono realizzate. È il caso per esempio» spiega Biavati a Farmacista33 «di Copparo in provincia di Ferrara, dove la capillarità degli ambulatori di medicina generale è stata mantenuta e i medici a turno prestano per un certo numero di ore nella Casa della salute per due o tre volte al mese. In questo modo i cittadini hanno sempre lo studio del medico vicino a casa, che garantisce la normale attività, e inoltre possono trovare assistenza anche nella casa della salute dove per altro vengono erogate anche prestazioni specialistiche». Se le Case della salute vengono organizzate in modo tale da non sguarnire il territorio del servizio di medicina generale, è la conclusione, e se sono in grado di offrire davvero servizi aggiuntivi allora possono funzionare».

Francesca Giani


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