Sanità

apr112019

Cashback in farmacia, con farmaci legittimità dipende da chi gestisce meccanismo

Cashback in farmacia, con farmaci legittimità dipende da chi gestisce meccanismo
Sulla legittimità dei meccanismi di cashback, e altre forme di premialità, sugli acquisti in farmacia, rispetto alla normativa che vieta l'applicazione sui medicinali di sconti differenziati per fasce di clientela o di operazioni a premio, occorre distinguere tra una gestione in capo al circuito senza alcun intervento del titolare della farmacia e la gestione da parte del titolare che offre un vantaggio economico a chi aderisce al circuito in caso di acquisto presso la farmacia.
A fornire il chiarimento è una circolare di Federfarma diffusa in seguito a domande sulla legittimità o meno di sistemi di pagamento elettronici che prevedano meccanismi di cashback o altre forme di premialità che, alla fine, si concretizzano nella restituzione di parte della somma spesa o nella formazione di un credito spendibile nel circuito degli esercizi convenzionati, messi a disposizione da parte delle farmacie.
La circolare specifica che il cashback può essere a carico del circuito di pagamento che, quindi, offre "direttamente e a proprio carico in determinate giornate a tutti gli utenti la restituzione di una quota predefinita del transato", o a carico dell'esercente che "può offrire, sostenendone i costi, ulteriori benefit, quali la restituzione di un importo fisso, o incrementale (crescente in funzione del numero di pagamenti effettuati), o sul primo acquisto". Per quanto riguarda le raccolte punti, sono per lo più legate a circuiti delle carte di credito, attivate dallo stesso circuito o dalla banca, "rendendo di fatto la farmacia del tutto estranea ed inconsapevole del trattamento riservato al singolo utilizzatore".
In entrambi i casi, l'ammontare del cashback o dei punti accumulati è calcolato sulla somma spesa in farmacia, inclusa la spesa dei medicinali, in apparente contrasto con le normative. E su questo Federfarma esprime la propria valutazione. Se il cashback è gestito direttamente dal circuito "con esclusione di ogni intervento da parte del farmacista che si limita ad accettare il relativo pagamento elettronico, Federfarma ritiene che non si possa ritenere violata dal farmacista alcuna disposizione anche perché il vantaggio economico apprezzabile dal cliente, teoricamente anche per l'eventuale parte di spesa relativa al farmaco, non è in alcun modo imputabile ad una scelta del farmacista che riporta infatti sullo scontrino il prezzo, ordinariamente praticato a tutta la clientela, per il medicinale ceduto". E aggiunge che "impedire al farmacista di utilizzare tali circuiti accettati verosimilmente da altri canali di vendita rischierebbe di far perdere numerose transazioni a vantaggio della concorrenza".
Diverso è se la restituzione avviene con un meccanismo gestito dal titolare della farmacia, che offre "un ulteriore vantaggio economico per la clientela aderente al circuito in caso di acquisto presso la farmacia". Secondo Federfarma, "queste situazioni nel caso si riferiscano anche ai farmaci si pongono in contrasto con la prescrizione che impedisce alla farmacia di praticare alla clientela sconti differenziati sui farmaci, perché il vantaggio economicamente apprezzabile dal cliente è frutto di una scelta del titolare che si risolve, di fatto, in uno sconto differenziato per la fascia di clientela aderente al circuito". La stessa valutazione vale anche nel caso di raccolta punti. Ma, conclude a circolare, per "eventuali strumenti di fidelizzazione della clientela gestiti direttamente dal farmacista finalizzati a prevedere determinati benefit al raggiungimento di determinate soglie di spesa, resta valido il divieto di escludere gli importi relativi ai farmaci e ai latti formula 1".
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