Sanità

mag122017

Caso Parma, Luca Pani (ex Dg Aifa): bastava leggere i dati Osmed

Caso Parma, Luca Pani (ex Dg Aifa): bastava leggere i dati Osmed
Dopo il parere contrario alla richiesta di patteggiamento di Vannoni per la vicenda Stamina e l'allarme di oltre tre anni fa sul calo delle vaccinazioni antimorbillo, a quanto parte Aifa ci aveva visto lungo anche a proposito dei farmaci per la terapia del dolore, area intorno alla quale è scaturita l'indagine della Procura di Parma che ha portato ai 19 arresti dei giorni scorsi a partire dal luminare del settore Guido Fanelli.

Risale già al 30 gennaio 2015 una nota di allarme proprio dell'agenzia del farmaco che così recitava: "I dati più recenti sull'uso dei farmaci in Italia (Rapporto OsMed gennaio-settembre 2014) confermano l'incremento nell'uso dei farmaci per il dolore. In particolare, tra gli antidolorifici ad azione centrale, si registrano rilevanti aumenti del consumo degli alcaloidi naturali dell'oppio (morfina, idromorfone, oxicodone e codeina in associazione) e degli altri oppiacei (tramadolo e tapentadolo). Il tapentadolo è il terzo principio attivo a maggior variazione di spesa convenzionata rispetto al 2013 con un incremento del +38,5%".

E prosegue: "Osservando il trend degli ultimi anni, il consumo di farmaci per il dolore è passato da 2,1 dosi giornaliere per mille abitanti (DDD/1000 ab die) nel 2005 a 7,3 DDD/1000 nel 2013 e all'interno della categoria il consumo di oppioidi (maggiori, minori e in associazione) è passato da 1,1 DDD/1000 (2005) a 5,2 DDD/1000 (2013). Se l'incremento nella prescrizione di farmaci per la terapia del dolore rientra nell'ambito del percorso intrapreso dall'Italia a tutela del diritto del cittadino ad accedere alle cure palliative e alla terapia del dolore con la legge 38/2010 ("Disposizioni per garantire l'accesso alle cure palliative e alla terapia del dolore") e le norme per agevolare l'impiego dei farmaci analgesici oppiacei nella terapia del dolore (allegato III bis del Testo Unico sugli Stupefacenti), si registra anche un ricorso non sempre appropriato a questa tipologia di medicinali per il trattamento di forme non severe di dolore".

Insomma, che qualcosa non funzionasse a dovere era già stato segnalato per tempo in un periodo, peraltro, a cui sembrano risalire le intercettazioni telefoniche e le attività di Fanelli per ovviare all'esclusione dal Comitato tecnico sanitario del ministero per l'applicazione della Legge 38.

Andando a verificare il rapporto Osmed 2015 sul consumo di oppioidi maggiori si nota come ci sia stato un incremento dell'1,8% (Tabella 7.2.11a) rispetto all'anno precedente, quando fu diramato il comunicato Aifa.

Nel rapporto Osmed sui primi 9 mesi 2016, poi, si legge: "Diversi principi attivi sul sistema nervoso rientrano tra i primi 30 a maggior variazione di spesa convenzionata rispetto al 2015. Il tapentadolo, con un incremento del +24,3% è il primo (Tabella 11)". Insomma, passano gli anni ma poco cambia.

Abbiamo chiesto un commento a Luca Pani, che, a gennaio 2015, era il Direttore generale di Aifa e che in una serie di interviste dell'epoca aveva dichiarato queste anomalie, non del tutto giustificate dall'entrata in vigore della Legge 38.

«Non conosco nessuno degli indagati e non ho letto le carte dell'inchiesta ma, come ho avuto modo di sottolineare diverse volte in passato, l'osservatorio dell'Aifa per uso dei medicinali (OsMed) se ben interrogato è uno strumento formidabile per rilevare anomalie prescrittive, l'aderenza o meno a indicatori chiave di performance (Kpi) e ovviamente di conseguenza anche l'adeguatezza della spesa. Qualcosa nell'incremento percentuale di determinati farmaci non ci tornava. Ma non fu l'unico caso, e anche per quanto riguardava i prodotti anti osteoporosi o la vitamina D vi erano e credo vi siano ancora degli scostamenti difficili da spiegare in appropriatezza prescrittiva. E lo stesso succede, ad esempio, per gli inibitori di pompa protonica o per il mancato impiego dei biosimilari con differenze anche di 7 volte nelle diverse regioni».

Che dice del presunto commento di alcuni indagati che dopo le sue dichiarazioni volevano "distruggere l'Aifa"
«Questa è una cosa che è capitata molto spesso nei 5 anni del mio mandato da parte di quella o quell'altra lobby di politici, di colleghi specialisti o talvolta anche di pazienti. Ho sempre cercato di scontentare tutti come dovrebbe fare un regolatore e pagatore davvero indipendente e autonomo. Nessuno di quelli che fa il mestiere che ho fatto io è simpatico o tantomeno accomodante quindi frasi del genere, sebbene molto antipatiche, ci stanno ma lasciano il tempo che trovano».


Nicola Miglino
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