Sanità

dic72019

Ccnl, non titolari: farmacisti italiani i meno pagati in Europa. Ecco cosa va cambiato

Ccnl, non titolari: farmacisti italiani i meno pagati in Europa. Ecco cosa va cambiato

I farmacisti italiani sono tra i meno pagati in Europa, e a confronto con le altre professioni in Italia ricoprono gli ultimi posti della classifica

I farmacisti italiani sono tra i meno pagati in Europa, e, anche a confronto con le altre professioni all'interno del nostro Paese, ricoprono gli ultimi posti della classifica. Questo, nonostante dispensino quotidianamente consigli di salute ai cittadini, accompagnino, spesso, all'erogazione del farmaco un supporto sull'appropriatezza d'uso e offrano servizi.
Pur in questo contesto, a dicembre, sono 98 gli stipendi successivi alla scadenza del contratto, senza, quindi, un adeguamento retributivo, con ricadute pesanti sul Trattamento di fine rapporto e sulla pensione. E le speranze per un rinnovo a stretto giro sono ormai sempre di meno, mentre sono sempre di più i temi che richiedono di essere rivisti, dalla «deriva degli orari, alla malattia, a turni e ferie, e così via».
A fare il punto Francesco Imperadrice, presidente del Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, che di recente ha raccolto in un documento le richieste di modifica urgenti da apportare al Contratto, scaduto da sette anni, segnalate dai colleghi.


Farmacisti, ultimi nella classifica retributiva

Prima tra le criticità messe in luce c'è la situazione retributiva «che richiede, con urgenza un adeguamento». In particolare, «i farmacisti non titolari ritengono che la paga oraria debba essere portata ad almeno 10 euro l'ora netti» contro la media attuale di 7,20 dello stipendio base. D'altra parte, «i farmacisti al banco, oltre a erogare farmaci, attività già di per sé pregna di responsabilità, stanno a contatto con i pazienti, dispensano consigli e offrono servizi sanitari e cognitivi».
Alla luce anche di un'attività sempre più professionale che «ci viene richiesta, possiamo dire di essere tra i professionisti meno pagati, non solo all'interno del nostro Paese, rispetto alle altre professioni, sanitarie e non, ma anche rispetto ai farmacisti di alcuni altri Paesi Europei».
Riteniamo pertanto «non più ammissibile che si dica che non ci sono risorse, che bisogna attendere la nuova remunerazione o il rinnovo della convenzione o l'entrata a regime della farmacia dei servizi per poter stabilire quanto sia possibile offrire come aumento. La dignità professionale va comunque salvaguardata: si pensino piuttosto soluzioni di adeguamento dell'orario di lavoro, mantenendo lo stesso stipendio, fino al rinnovo del nuovo Ccnl, che va fatto con urgenza».


Il peso economico del mancato rinnovo

Anche perché «tanto è stato perso a causa dei mancati rinnovi: a fine dicembre, saranno 98 gli stipendi ricevuti dopo la scadenza del contratto, senza quindi un adeguamento, e questo avrà ricadute pesanti sul Tfr e sulla pensione. ll rinnovo 2013/2016, infatti, è stato completamente saltato e adesso è prossimo a saltare, visti i tempi del tavolo, anche il rinnovo 2017/2020. A oggi, quindi, abbiamo sulle spalle sette anni di sacrifici, ma la situazione è ormai insostenibile per i farmacisti e le loro famiglie».


Ecco, allora, alcune delle richieste riportate nel documento:

Malattia
Sinasfa «ritiene che debba essere modificato l'articolo 47 del Ccnl che prevede in caso di malattia la conservazione del posto di lavoro solo per 180 giorni», senza che ci sia, «a differenza di molti altri contratti, la sospensione del conteggio in caso di ospedalizzazione o di cicli di chemioterapia». La richiesta, quindi, è «che venga sostituito integralmente e possibilmente migliorato con quanto previsto dal contratto Assofarm, per restare nell'ambito delle farmacie, che prevede la conservazione del posto di lavoro per 16 mesi o per 24 mesi se si è impiegati da più di tre anni (Art.38). Scaduti i termini, il Ccnl delle farmacie private consente ulteriori 120 giorni di aspettativa non retribuita, mentre il Ccnl Assofarm prevede che l'azienda, su richiesta del lavoratore ancora ammalato, possa soprassedere al licenziamento per un ulteriore periodo di tempo, durante il quale nulla è dovuto al lavoratore, ma tale periodo in caso di rientro sarà considerato utile ai fini dell'anzianità di servizio. Anche da un punto di vista economico ci sono delle differenze visto che i collaboratori con contratto Assofarm percepiranno per i primi 8 mesi il 100% della retribuzione e per ulteriori 4 mesi il 50%, a differenza dei colleghi delle farmacie private che percepiranno lo stipendio intero per soli sei mesi».

Turni e ferie
La comunicazione dei turni «settimana per settimana o addirittura pochi giorni prima» così come la conferma dei piani ferie «con un minimo di anticipo comporta disagi enormi per i farmacisti collaboratori e per le loro famiglie. I colleghi, come tutti i lavoratori, hanno il diritto di poter programmare impegni personali anche a distanza di tempo». Dai farmacisti collaboratori «è arrivata la richiesta di conoscere con almeno 30 giorni di anticipo i turni mensili e di avere un preavviso con tempi adeguati all'organizzazione delle ferie».

Fondo Fonte: aumento quota versata dal titolare
Sinasfa chiede che la quota da versare da parte del titolare al fondo di categoria - Fondo Fon.te - passi dall'1,05% al 2%. A oggi, «se l'iscritto al Fondo versa lo 0,5%, obbliga il titolare a versare l'1,05%». Su una base di stipendio di 2mila euro per esempio c'è quindi un versamento di «10 euro al mese per il collaboratore» e «di 21 euro per il titolare - per un totale di 294 euro l'anno, che si rivaluterà nel tempo». Sinasfa «insiste per portare la quota del titolare al 2%, perché è il solo modo per recuperare, almeno in parte, quanto abbiamo perso sul montante contributivo a causa dei ritardi che si sono perpetrati negli anni per i vari rinnovi del nostro contratto». Passare «al 2% significa che noi continuiamo a versare 10 euro al mese, ma il titolare dovrà versarne 40, che per 14 mensilità fa 560 euro l'anno di extra stipendio».

Francesca Giani
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