Sanità

dic32020

Ccnl. Stipendi, tamponi e flessibilità, farmacisti non titolari: necessario riconoscere carattere sanitario

Ccnl. Stipendi, tamponi e flessibilità, farmacisti non titolari: necessario riconoscere carattere sanitario

Il ruolo che farmacie e farmacisti stanno ricoprendo in riferimento a test sierologici e tamponi rapidi rendono sempre più urgente il rinnovo del Contratto nazionale dei collaboratori di farmacia

Il ruolo che farmacie e farmacisti stanno ricoprendo in riferimento a test sierologici e tamponi rapidi - così come le proposte sul tappeto anche in relazione alle vaccinazioni - rendono sempre più urgente il rinnovo del Contratto nazionale dei collaboratori di farmacia, non solo per arrivare a un adeguamento economico quanto mai irrimandabile, dopo otto anni di stop, ma anche per realizzare un aggiornamento dell'impianto normativo rispetto alle prestazioni realmente effettuate, che hanno un carattere sanitario. Tra i temi oggetto di dibattito, rilanciato di recente anche da Andrea Mandelli, presidente Fofi, nel corso di FarmacistaPiù, c'è anche quello della necessità di dare un riconoscimento professionale alla figura del farmacista anche attraverso l'area contrattualistica di riferimento, con un passaggio dal contratto del commercio a uno di tipo sanitario. Al riguardo, dal Sindacato nazionale farmacisti non titolari, Sinasfa, sono stati di recente pubblicati i risultati di uno studio commissionato a giugno di comparazione tra il contratto applicato dalle farmacie private e quello di riferimento per la sanità privata per il personale non medico.

Contratto commercio vs comparto sanità: un dibattito aperto da tempo

Il dibattito, a ogni modo, è da tempo aperto all'interno della categoria, pur con diverse posizioni, e, anche nel corso di FarmacistaPiù, da Andrea Mandelli, presidente Fofi, è stato indirizzato al ministro della Salute, Roberto Speranza, un appello proprio per valutare tale passaggio: «Dobbiamo trovare una maniera di dare qualche risorsa in più alla farmacia per arrivare a rinnovare il contratto nazionale dei collaboratori di farmacia, anche facendo in modo che dal contratto del commercio» si arrivi «invece a un contratto di tipo sanitario». Un passaggio che sarebbe «giusto ed equo per il farmacista». Pur ponendo qualche criticità, tra le quali la mancanza di una «gradualità» di inquadramento, «occorre, però, andare in questa direzione e, al riguardo, è necessario iniettare risorse. I collaboratori, in questi mesi, hanno fatto un lavoro enorme e meritano di ricevere un riconoscimento tangibile alla loro professionalità».

Sinasfa: riflessione necessaria sul ruolo professionale del farmacista

A tornare sul tema è Francesco Imperadrice, presidente del Sinasfa, che spiega: «A giugno abbiamo deciso di commissionare a uno Studio specializzato un'analisi comparativa tra il Ccnl dei farmacisti collaboratori e quello del personale non medico inquadrato nel comparto della sanità privata, che contempla anche la figura dei farmacisti, per capire i vantaggi e gli svantaggi da entrambe le aree e oggi possiamo rendere pubblici i risultati». La riflessione, d'altra parte, «si è resa necessaria anche alla luce della considerazione che, con i cambiamenti messi in atto negli ultimi anni dal progetto della "Farmacia dei servizi", sono stati previsti compiti per il farmacista collaboratore che non hanno più alcuna attinenza con il comparto del commercio, ma ne hanno piuttosto con quello della sanità. Se si trasforma la farmacia, con tutta una serie di provvedimenti legislativi, in presidio sanitario territoriale, dando la possibilità a ogni farmacia, sia pubblica che privata, di partecipare al servizio di assistenza domiciliare integrata per le persone residenti nel proprio territorio di pertinenza, di effettuare analisi di prima istanza (glicemia e pressione arteriosa), di consegnare a domicilio medicinali e dispositivi sanitari, di prenotare esami e visite specialistiche in strutture pubbliche e convenzionate, di mettere a disposizione - per specifiche prestazioni richieste dal medico di famiglia o dal pediatra di libera scelta - infermieri, fisioterapisti e altri operatori socio-sanitari, e via di seguito, inevitabilmente occorre fare in modo che il farmacista collaboratore venga collocato in un ambito contrattuale più consono, idoneo e coerente, quale è quello sanitario». «E, d'altra parte, questo è vero ancora di più in questa fase di emergenza sanitaria, in cui non solo ci vengono chieste le prestazioni inerenti la Farmacia dei servizi, ma anche di fare corsi per somministrare i vaccini, nel momento in cui verrà cambiata la normativa, e di effettuare test sierologici - sulla carta in autoanalisi, ma praticamente il più delle volte analisi vere e proprie». Occorre cioè allineare maggiormente le prestazioni sanitarie che quotidianamente «effettuiamo a quanto viene contemplato e normato dal nostro contratto e dalla legislazione in vigore. Questo anche per permettere che i servizi, retribuiti per le farmacie, vengano contrattualmente riconosciuti a chi realmente li presta». «Quanto alle modalità per il passaggio di comparto, continua «è un obiettivo raggiungibile solo nell'ambito delle autonomie riconosciute costituzionalmente alle parti sindacali deputate, al tavolo negoziale, in primis quella dei titolari di farmacia privata». Tanti, a ogni modo, sono gli aspetti presi in considerazione dallo studio dall'«inquadramento, numero di ore lavorate, ferie, periodo di prova, fino alla flessibilità oraria e all'aspetto retributivo», ma, in generale, «scorrendo le principali differenze siamo convinti che il passaggio del nostro CCNL dal comparto del commercio a quello della sanità privata avrebbe per il farmacista collaboratore importanti vantaggi non solo di natura economica, ma anche sulla qualità della vita professionale e privata», e, in particolare, «darebbe maggiore importanza alla figura del farmacista collaboratore e ci restituirebbe quella dignità professionale e d'immagine che ci siamo guadagnati con il nostro percorso di studi e con un lavoro che quotidianamente supporta e consiglia i cittadini che si rivolgono a noi cercando una risposta ai loro problemi». Ci piace ricordare, conclude Imperadrice, «che il tema era stato proposto già nel 2007 da Fofi, sotto la guida di Giacomo Leopardi, quando era stata presentata, in sei punti, una riforma del settore farmaceutico, da affrontare con Regioni e Ministeri, "al fine di integrare e modernizzare la struttura e i servizi di un intero sistema". Tra i nodi, era stata evidenziata la necessità di "trasformare l'attuale rapporto di lavoro, che è nell'area della contrattualistica del commercio, in contratto sanitario e, dunque, di trasferire l'area di riferimento dei farmacisti dal settore del commercio a quello della sanità"».

Francesca Giani

Per scaricare la versione integrale dello studio clicca qui
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Nicoloso B. R. - Le responsabilità del farmacista nel sistema farmacia
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