Sanità

mar272015

Celiachia, test online e criteri di screening accendono il dibattito

Celiachia, test online e criteri di screening accendono il dibattito
La modalità di effettuazione del test per la celiachia (Cd) sta diventando una questione sempre più dibattuta. Nel nostro Paese suscita preoccupazione la crescente tendenza dell'acquisto online di kit per la diagnosi "fai da te". «È un rischio» afferma Marco Silano, dell'Istituto superiore di sanità e coordinatore del board del Comitato scientifico dell'Associazione italiana celiachia. «Questi test hanno bassa specificità e danno facilmente falsi positivi, con autodiagnosi pericolose». Il fenomeno si lega anche alla diffusione in rete di informazioni errate «come per esempio l'idea che ci sia un aumento dell'incidenza di Cd, cosa che nessuno studio epidemiologico indica». La Cd, spiega Silano, colpisce l'1% della popolazione e non c'è motivo di ritenere che questo dato sia cambiato nel tempo. «Cambia invece il numero delle diagnosi effettive: in Italia, considerando l'incidenza generale, si stimano 600 mila persone con questo problema ma il numero dei malati effettivamente diagnosticati si attesta a poco più di 160 mila persone. Le capacità diagnostiche sempre più sofisticate permettono di individuare sempre più malati». Ciò comunque non significa che la Cd sia in aumento. Lo confermano dati analoghi da studi epidemiologici Usa, dove i ricercatori stimano che solo una quota compresa tra il 10 e il 30% dei pazienti con Cd sia diagnosticata, in parte perché asintomatici. Negli States, però, motivo di disaccordo è lo screening in età infantile (2-3 anni). Ritu Verma, del Center for Cd al Children's Hospital di Philadelphia, di fronte ai rischi di una mancata diagnosi, è favorevole allo screening universale mediante un pannello Cd. Altri gastroenterologi come Saeed Mohammad, della Northwestern university Feinberg school of medicine di Chicago, non ritengono fattibile questa strategia, anche in termini di costi, e consigliano il test solo in sottogruppi con fattori di rischio (diabete, sindrome di Down o malattie autoimmuni) o se si presentano i classici sintomi come dolore addominale prolungato, ridotta crescita, distensione addominale (e ribadendo la necessità della conferma bioptica). Ulteriore problema: i pannelli Cd non sono standardizzati. Verna propende per uno che comprenda le IgA totali e gli anticorpi antitransglutaminasi, antiendomisio ed eventualmente antigliadina deaminata. Al Boston Children's Hospital lo screening si limita ai pazienti ad alto rischio (sintomi classici, rischio genetico e diabete di tipo 1). C'è poi un metodo in due fasi proposto da Daniel Agardh, dell'Università di Lund (Svezia), basato sulla tipizzazione Hla eventualmente seguita dal test Cd. Infine, non c'è accordo neppure sui fattori di rischio: per alcuni studiosi sono segni e sintomi sospetti anche anche anemia, cefalea cronica, epilessia e costipazione cronica.

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