Sanità

mar132021

Certificazione mascherine, i dubbi di farmacisti e consumatori. Ecco il quadro attuale

Certificazione mascherine, i dubbi di farmacisti e consumatori. Ecco il quadro attuale

Dopo le notizie circolate sull'efficacia protettiva e la conformità di alcune mascherine Ffp2 a marchio Ce i farmacisti esprimono diversi dubbi

Dopo le notizie circolate sui mass media relative all'efficacia protettiva e alla conformità ai requisiti di alcune mascherine Ffp2 a marchio CE (CE 2163), su cui è in corso anche un'indagine dell'ufficio Antifrode dell'Unione europea, a predominare tra farmacisti è uno stato di incertezza. Sono in molti a chiedersi, in attesa di una risposta ufficiale che faccia chiarezza, che cosa a fare. Sulla vicenda, fin da subito, le sigle della filiera si sono attivate chiedendo delucidazioni alle Autorità. Ma quale è la situazione allo stato attuale?

Caso FFp2: c'è incertezza tra i farmacisti. Ma serve posizione ufficiale

«La situazione che percepiamo tra i farmacisti è di incertezza anche perché da un lato i cittadini chiedono risposte certe e rassicurazioni, e, dall'altro lato, noi stessi - distributori e farmacie - siamo ancora in attesa di ricevere indicazioni al riguardo dalle Istituzioni preposte» ha spiegato a Farmacista33 Antonello Mirone, presidente di Federfarma Servizi. «Come noto, fin da subito le sigle della filiera si sono attivate presso le Autorità competenti e anche Federfarma Servizi ha scritto al Ministero dello Sviluppo economico per chiedere una presa di posizione. Al momento le risposte ricevute non sono risolutive, ma richiamano il fatto che, in generale, nelle more delle verifiche in corso, laddove i documenti siano in regola, i dispositivi risultano vendibili. Il punto è che l'eventuale indicazione di non vendibilità di un prodotto soggetto a certificazione può avvenire solo dalle Istituzioni, a fronte di un atto formale, sulla base di test, documentazioni, di un determinato percorso. Siamo tutti in attesa, e non sappiamo quanto tempo sia necessario per ultimare tali percorsi. Nel frattempo, c'è chi, in autotutela, preferisce l'erogazione di altri prodotti, ma, come detto, da nessuna sigla della filiera, in autonomia, può arrivare la dichiarazione di non vendibilità di un prodotto. Da parte nostra continueremo, accanto alle altre sigle, a sollecitare una presa di posizione dal Ministero e dalle Autorità competenti».

Le segnalazioni e le perplessità su alcuni prodotti

Al riguardo, va ricordato che Assosistema Safety, rappresentanza confindustriale dei produttori e distributori di Dpi, in una nota di settimana scorsa, aveva precisato che "dall'inizio dell'emergenza sanitaria abbiamo sollevato, in più occasioni, dubbi sulla effettiva conformità di alcuni Dpi reperibili sul mercato, sia in caso di prodotti realizzati in deroga alle normative e prive della marcatura Ce, sia in caso di presidi in possesso di certificati rilasciati da Organismi non autorizzati ad intervenire nella procedura di conformità di Dpi o in possesso di documentazioni tecniche incongruenti e lacunose. Nel caso specifico dell'ente notificato turco Universalcert alcune perplessità le aveva già sollevate l'Autorità di sorveglianza del mercato italiano, il Ministero dello Sviluppo Economico, attraverso il Rapex, il sistema comunitario di informazione rapida per i prodotti non conformi. L'alert segnalava che per un facciale filtrante certificato dall'Ente turco, era stata riscontrata, a seguito di prove effettuate in laboratorio, una capacità filtrante ben al di sotto di quanto dichiarato». Sul tema, Osman Camci, direttore generale della società di certificazione turca, in una nota, aveva replicato alle notizie circolate che «non è possibile per nessun Ente certificatore verificare ogni singola mascherina sul mercato» e che «abbiamo riscontrato che esiste sul mercato un elevato volume di mascherine Ffp2 contraffatte col marchio CE 2163. Sulla base di questi riscontri abbiamo sospeso oltre 100 certificazioni».

I nodi del sistema di certificazione. Italia più controllata

A essere posta poi è anche una questione più generale: c'è da chiedersi, scrive Valerio Cimino, Sifac, nel suo editoriale di ieri, se «qualunque certificazione possa essere aggirata vendendo prodotti di qualità inferiore rispetto a quelli fatti certificare. Occorrono allora controlli a campione sui prodotti messi in commercio per evidenziare eventuali frodi e tutelare i consumatori. Senza questi controlli, associati a sanzioni adeguate e concretamente applicate, l'intero sistema rischia di essere percepito come inaffidabile». Va detto, tuttavia, continua Mirone, che «dalla nostra esperienza all'interno dell'organismo di rappresentanza delle cooperative di farmacisti europei, Secof, in Europa siamo il Paese che ha le norme più stringenti sulle certificazioni dei Dpi. Altrove, è sufficiente un'autocertificazione del produttore senza alcuna verifica al di fuori dei controlli a campioni occasionali. In Italia, in particolare, per quanto riguarda il canale delle farmacie, ci sono percorsi più rigorosi e sicuri, a tutti i livelli, e, per esempio in ambito mascherine, le autorizzazioni dipendono da una serie di organismi che vigilano e verificano sulla correttezza dei processi, quali Inail e Istituto superiore sanità. Ancora di più, i prodotti che si trovano in farmacia sono maggiormente sottoposti a una serie di controlli di garanzia, tra cui, va detto, le ispezioni di verifica dei Nas e delle altre Autorità sanitarie, sia nei distributori sia nelle farmacie. Anzi, riteniamo che sarebbe utile sottoporre tutti i canali distributivi, laddove si parli di dispositivi medici, alle medesime verifiche per la tutela dei cittadini».

Per consumatori e filiera possibilità di selezione fornitori referenziati è strumento di tutela

Da Assosistema Safety parte, infine, un appello: «in attesa di ulteriori sviluppi relativi all'indagine dell'ufficio Antifrode dell'Unione europea, ribadiamo l'esigenza di una maggiore vigilanza sui Dpi nel mercato interno. È necessaria, inoltre, una maggiore consapevolezza da parte dei consumatori nello scegliere dispositivi commercializzati da imprese referenziate, che operano nel settore da anni in assoluta trasparenza». Come pure, conclude Mirone, «nell'ambito della filiera prediligere quei prodotti certificati da Enti certificatori con comprovata esperienza nel comparto».

Francesca Giani
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