Benessere

ott232014

Colon irritabile: la sensibilità al glutine responsabile di 1 caso su 4 secondo ricerca italiana

Colon irritabile: la sensibilità al glutine responsabile di 1 caso su 4 secondo ricerca italiana
Nel 26% dei casi (1 paziente su 4) la sensibilità al glutine sembra essere la causa di disturbi finora attribuiti alla sindrome del colon irritabile e ad altre patologie del funzionamento dell'apparato digerente. È quanto emerge dai primi dati dello studio "Glutox", promosso dall'Associazione italiana gastroenterologi ed endoscopisti ospedalieri (Aigo) e coordinato dal Centro per la prevenzione e diagnosi della malattia celiaca della Fondazione Irccs Ca' Granda Ospedale Maggiore Policlinico di Milano. I dati sono stati presentati a Vienna durante la United european gastroenterology week, congresso annuale dell'associazione che raccoglie tutte le società scientifiche gastroenterologiche del continente. Obiettivo dello studio Glutox: verificare la reale diffusione della sensibilità al glutine, una patologia di cui oggi non si conosce l'effettiva incidenza (si stima tra il 5% e il 10% della popolazione), diversa dalla celiachia e caratterizzata da sintomi simili alla sindrome del colon irritabile (dolore addominale, gonfiore etc) e manifestazioni extraintestinali aspecifiche (eczemi, prurito, cefalea). Attualmente la diagnosi di sensibilità al glutine avviene per esclusione: i pazienti che, pur presentando sintomi simili a quelli della celiachia e indotti dal glutine, non risultino, dopo esami ematici e biopsie endoscopiche, né celiaci né allergici al grano sono classificati come affetti da "sensibilità al glutine". La similitudine dei sintomi può però portare a dubbi di diagnostica differenziale. Nel Glutox, per comprendere quale fosse la reale causa dei disturbi lamentati dai pazienti, i ricercatori li hanno privati di alimenti con glutine per tre settimane. Dopo questo periodo, l'alimento è stato reintrodotto "in cieco" ed è emerso che il 26% dei pazienti manifestava di nuovo gravi sintomi. Questi dati preliminari aprono prospettive importanti perché è possibile ipotizzare che questi pazienti potrebbero essere sottoposti a una terapia esclusivamente basata sulla dieta, simile a quella per la malattia celiaca. (A.Z.)

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