Sanità

nov42015

Comuni e nuove sedi, da Tar Lombardia limiti a discrezionalità Amministrazione

Comuni e nuove sedi, da Tar Lombardia limiti a discrezionalità Amministrazione
Con una nuova sentenza che annulla una sede localizzata da un Comune, il Tar Lombardia «ribadisce un suo orientamento sui limiti della discrezionalità amministrativa» e se le indicazioni saranno confermate dal Consiglio di Stato, laddove non ci saranno motivazioni convincenti, «le prospettive di annullamento da parte dei giudici si faranno assai più concrete di quanto non lo siano state finora». Questo il commento dell'avvocato Francesco Cavallaro dello Studio Legale Cavallaro, Duchi e Lombardo - Osservatorio IusFarma, alla sentenza n. 2184 del 15.10.2015 che annulla la delibera della Giunta Comunale di Senago n. 22 del 5 luglio 2012 avente oggetto la istituzione di una nuova sede farmaceutica in base ai parametri demografici stabiliti dalla legge n. 27/2012. Cavallaro ricorda che il tradizionale orientamento giurisprudenziale considera la scelta con cui l'Amministrazione individua la zona del territorio comunale in cui ubicare la farmacia, di «natura ampiamente discrezionale, risultando così sindacabile in sede giurisdizionale, cioè valutabile dai giudici amministrativi, solo per gravi ed evidenti errori di valutazione o illogicità manifeste». Ma aggiunge: «A giudizio del Tar Lombardia occorre però considerare come la discrezionalità dell'Amministrazione, in tale materia, debba essere vagliata tenendo conto sia della giurisprudenza comunitaria, sia della ratio della riforma di cui al DL 24 gennaio 2012, n. 1 (cosiddetto decreto Monti)».

In particolare, la Corte di giustizia Ue ha ripetutamente affermato che "l'articolo 49 del Trattato sul funzionamento dell'Unione europea (Tfue) [che enuncia il principio generale di libertà di iniziativa economica e di "stabilimento"], deve essere interpretato nel senso che esso non osta, in linea di principio, a che uno Stato membro adotti in regime di autorizzazione preventiva per l'apertura di nuovi presidi sanitari come le farmacie, se un tale regime si rivela indispensabile per colmare eventuali lacune nell'accesso alle prestazioni sanitarie e per evitare una duplicazione nell'apertura delle strutture, in modo che sia garantita un'assistenza sanitaria adeguata alle necessità della popolazione, che copra tutto il territorio e tenga conto delle regioni geograficamente isolate o altrimenti svantaggiate". Dal canto suo, osserva l'avvocato, il decreto Monti ha «inteso favorire l'accesso alla titolarità delle farmacie al fine di garantire una più capillare presenza delle farmacie sul territorio». Quindi il diritto comunitario «consente la discrezionalità dell'Amministrazione solo se e nella misura in cui essa sia funzionale a garantire un'assistenza sanitaria adeguata alle necessità della popolazione» ma, stando al decreto "Monti", «secondo un approccio che tende a ridurre le barriere di accesso al mercato». Per i giudici amministrativi l'ulteriore conseguenza è che, sottolinea Cavallaro, «l'esercizio di potere discrezionale che non si mantenga entro tali canoni è viziato da eccesso di potere per sviamento della causa tipica e, nel caso di motivazione apparente o incongrua, per difetto di motivazione e/o per manifesta irragionevolezza».

Una conclusione, secondo l'esperto, «di grande rilievo, poiché mentre fino ad oggi i giudici che si occupavano dei provvedimenti sulla localizzazione delle farmacie ne rilevavano solo le anomalie più evidenti, se le indicazioni del Tar Lombardia troveranno conferma in Consiglio di Stato l'analisi di tali provvedimenti potrà essere molto più accurata, nel senso che in tutti i casi in cui le scelte potranno risultare ispirate non dall'interesse pubblico ad una equilibrata distribuzione degli esercizi sul territorio, bensì al desiderio di favorire determinate farmacie (tipicamente: quelle comunali), e comunque non saranno supportate da una convincente motivazione, le prospettive dell'annullamento da parte dei giudici amministrativi si faranno assai più concrete di quanto lo siano state finora.

Simona Zazzetta
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