farmaci

nov282013

Con agomelatina verificare l'attività del fegato

fegato

Tutti i pazienti in terapia con agomelatina, medicinale autorizzato per il trattamento degli episodi di depressione maggiore negli adulti, devono fare i test di funzionalità epatica e interrompere la cura se compaiono sintomi o segni di danno al fegato. È perentoria l'indicazione che l'Agenza italiana del farmaco (Aifa), in accordo con l'Agenzia europea dei medicinali (Ema), ha diffuso in una nota informativa sul sito del Ministero della salute. Il quadro clinico della depressione maggiore si caratterizza per uno stato di abulia estrema, angoscia di vivere e profonda tristezza fino all'elaborazione di pensieri suicidari. La persona affetta da questo grave disturbo dell'umore perde interesse per tutto ciò che la circonda, diventa incapace nel prendere decisioni o compiere azioni pur semplici, come alzarsi dal letto e lavarsi. Ai consolidati antidepressivi triciclici e ai classici inibitori della ricaptazione della serotonina, di recente si è affiancata agomelatina, una molecola innovativa che associa un'attività antiserotoninergica sul recettore 5HT2C a un effetto agonista sui recettori della melatonina 1 (MT1) e 2 (MT2). Agomelatina normalizza anche il ciclo circadiano del cortisolo alterato dalla depressione, con un miglioramento del decorso clinico della malattia. In pazienti con fattori di rischio epatici e trattati con questo farmaco sono però stati riportati casi di danni gravi al fegato, fino all'insufficienza epatica con esito fatale o trapianto dell'organo. Di conseguenza, agomelatina è controindicata in caso di livelli di transaminasi sieriche che superano di tre volte il limite superiore della norma. L'assunzione dell'antidepressivo va inoltre sospesa immediatamente se compaiono sintomi riferibili a una sofferenza epatica.
Perché interessa il farmacista: gli antidepressivi sono farmaci largamente prescritti (quasi una persona su tre riferisce di aver avuto un episodio di depressione maggiore nella vita). Tra le novità, agomelatina si candida a essere un farmaco di scelta nei pazienti sotto i 75 anni di età. È opportuno esercitare massima sorveglianza soprattutto verso chi assume il farmaco per la prima volta o nei pazienti in politerapia, con il consiglio di rivolgersi al medico in caso sospetta sofferenza epatica.

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