Sanità

mag62016

Con intervento del farmacista clinico ottimizzata terapia psichiatrica. Sifac: è garanzia di compliance

Con intervento del farmacista clinico ottimizzata terapia psichiatrica. Sifac: è garanzia di compliance
L'intervento del farmacista clinico può contribuire a razionalizzare la terapia farmacologica nella schizofrenia riducendo la spesa sanitaria. Lo dimostra uno studio condotto in Giappone dove dal 2010 il Ministero della salute ha raccomandato di includere i farmacisti clinici ospedalieri nel team multidisciplinare dedicato alla cura del paziente. «Nonostante le scarse e contraddittorie prove di efficacia, la politerapia antipsicotica continua a essere prescritta in circa un terzo dei malati di schizofrenia cronica, con relativo aumento degli eventi avversi e dei costi sanitari» spiegano i ricercatori. I ricercatori hanno valutato l'utilità dell'intervento del farmacista clinico, sulla base del confronto tra il numero di farmaci prescritti prima e dopo l'intervento, in 52 pazienti con schizofrenia cronica ricoverati in ospedale trattati con almeno un antipsicotico.

Rispetto al pre-intervento, la dose e il numero di antipsicotici prescritti erano significativamente più bassi dopo l'inserimento del farmacista clinico, così come la spesa farmaceutica calcolata per singolo paziente. «I risultati suggeriscono che il farmacista clinico può contribuire non solo a ottimizzare le prescrizioni del medico curante, ma anche a migliorare l'economia sanitaria» dicono gli autori. E aggiungono: «Anche nei paesi al di fuori del Giappone il farmacista clinico può accompagnare il paziente nella sua terapia correggendo il tiro nei casi di una cura non perfettamente rispondente alle sue esigenze e aiutandolo a risolvere i problemi di aderenza che potrebbero vanificare il risultato del trattamento» dicono, precisando che in ospedale il farmacista clinico discute i casi con i medici, gli infermieri e altri operatori sanitari coinvolti nella cura del paziente alla ricerca della terapia ottimale.

Posizione condivisa anche dalla Sifac, come confermano le parole di Corrado Giua, presidente della Società: «Nelle patologie di origine psichiatrica e nei disturbi comportamentali il continuo sostegno da parte di professionisti sanitari è indispensabile per il successo terapeutico. Si tratta infatti di patologie croniche caratterizzate, per definizione, dalla mutevolezza dei sintomi che possono incidere notevolmente sulla percezione del paziente del suo stato di malattia; portandolo a rinunciare alla terapia per fallimento o a interromperla perché convinti di essere guariti o per mancata accettazione dello stato di malattia. Ma i reali benefici apportati dalla terapia farmacologica sono apprezzabili sono dopo mesi di terapia. In questo arco di tempo è fondamentale garantire una costante aderenza alla terapia affinché la popolazione neuronale e le trasmissioni elettrochimiche possano essere correttamente compensate. In questo frangente» conclude Giua «il ruolo del farmacista clinico diventa di cruciale importante poiché può garantire una massima aderenza alla terapia monitorando, anche attraverso l'impiego di un diario, la regolare assunzione dei medicinali da parte del paziente».
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