Sanità

lug142017

Concorrenza e capitali, l'esperto: come scegliere l'eventuale forma societaria

Concorrenza e capitali, l’esperto: come scegliere l’eventuale forma societaria
Il Ddl concorrenza, ormai alle porte, tra gli altri cambiamenti potrebbe portare, per la gestione di una o più Farmacie Private, accanto agli istituti giuridici già previsti - ditta individuale, società di persone -, anche le società per azioni e le società a responsabilità limitata. Ma non per questo, cambiare forma societaria è un passo appropriato per tutti: si tratta di una evoluzione che va ponderata con attenzione, perché comporta doveri e responsabilità maggiori, ed è opportuno che parta da reali necessità ed evoluzioni della impresa farmacia, quali per esempio l'ingresso di soggetti diversi nella compagine societaria, un reale ampiamento nella dimensione del business, e così via. Questo è il monito che arriva da Franco Falorni, commercialista dell'omonimo studio a Pisa: «Il Ddl concorrenza offrirà opportunità nuove, ma bisogna fare attenzione a che queste possibilità non diventino una moda a cui aderire aprioristicamente. È giusto porsi la domanda se sia necessario per la propria situazione il passaggio a Srl o Spa, ma la convenienza, allo stato attuale, è per pochi. Le Srl e le Spa hanno costi amministrativi, diritti e doveri maggiori, funzionano con regole precise, puntuali, obbligatorie, che vanno conosciute e governate. Occorre quindi valutare se non rappresentino un maggior onere e se la situazione della propria impresa richieda effettivamente un cambiamento di questa natura». Anche perché «un eventuale cambio di istituto giuridico deve essere conseguente a un progetto e un piano ben preciso di espansione di impresa, a un concetto di società più articolata e strutturata di quella che è stata finora la farmacia». In sostanza, «occorre considerare che la scelta dell'istituto giuridico è in ogni caso una funzione di una serie di fattori, quali per esempio - per indicarne solo alcuni - il rischio di impresa che si vuole assumere, le dimensioni del progetto, la comparsa di soggetti diversi che partecipino al business, la necessità e la possibilità di recuperare risorse finanziarie». Ma c'è anche un altro aspetto: «Dal mio osservatorio, mi rendo conto che nel sistema Farmacia solo nel 10% dei casi i farmacisti sono degli imprenditori. Anche rispetto alle società di persone, nonostante siano passati parecchi anni da quando, nel '91, sono state introdotte, in molti casi, non c'è ancora una piena conoscenza dello strumento e consapevolezza dei diritti e dei doveri conseguenti, forse anche perché il contesto economico in cui ha vissuto la farmacia è stato per molti anni di serenità. Così, coloro che, attualmente, gestiscono la Farmacia con società di persone molto spesso non sono educati al rispetto delle regole civilistiche; l'atto costitutivo è percepito come un documento morto, un atto nato da esigenze familiari costruito burocraticamente da un notaio».

Con la conseguenza che «la poca educazione-giuridica del farmacista sta generando, specie per le farmacie vinte a concorso in associazione plurima, conflitti tra soci spesso irreversibili. E questo è a maggior ragione vero man mano che la situazione economica di sfondo diventa più complessa». Ecco allora l'invito: «prendere tutto il tempo necessario per creare una competenza appropriata, per iniziare un percorso di conoscenza di cosa vuol dire usare questi strumenti. Personalmente chiamo questo bagaglio di conoscenze "pedagogia", perché quello che occorre capire è innanzitutto come si vive all'interno di queste società. E poi è necessario conoscere e valutare bene le persone con cui si vuole entrare in società e capire anche quali sono i propri paletti personali e famigliari». In generale, sul fronte del contesto, resta da capire chi può essere interessato e a chi conviene una Spa o Srl: «Se analizziamo la totalità delle farmacie, anche approssimativamente, ci rendiamo conto che il 40% di queste è sotto capitalizzata e ha una autonomia finanziaria negativa; una quota altrettanto grande invece è capitalizzata, ma ha una resa non soddisfacente, e solo un 20% ottiene risultati. Per altro, sempre sul totale, le farmacie che hanno un piglio imprenditoriale, vale a dire che hanno consapevolezza, visione e competenze, è pari a circa il 10%. Ma anche all'interno di questa fetta occorre valutare i casi: per esempio se si hanno piani di acquisto di un certo numero di farmacie, se si ha la necessità di far entrare una serie di soggetti che non sono farmacisti, se si ha necessità di reperire risorse finanziarie da modalità diverse dalle abituali - prestiti obbligazionari, sul mercato, e così via -, o anche la necessità di separare la proprietà dal controllo». Resta quindi «il monito: attenzione alle mode. La domanda è lecita, ma la risposta varia da situazione a situazione. Non bisogna farsi incantare da strumenti che possono sembrare avanzati ma che hanno in sé rischi se non ben capiti e governati».


Francesca Giani
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