Sanità

set282017

Concorrenza, l'esperto: come cambia la successione. Federfarma si attiva per chiarire ambiguità

Concorrenza, l’esperto: come cambia la successione. Federfarma si attiva per chiarire ambiguità
La nuova legge sulla concorrenza continua a essere sotto l'attenzione di legali che in più riprese ne sottolineano ambiguità, su cui Federfarma ha annunciato di volersi attivare per chiedere chiarezza, e disarticolazioni rispetto alle norme precedenti, non ultima quella che regola la successione della farmacia per la quale, ora «non è più necessario avere un erede farmacista». A dirlo è Marino Mascheroni consulente legale dello Studio di consulenza Mascheroni Milano che in un evento rivolto ai titolari di farmacia svoltosi a Milano nei giorni scorsi ha proposto un'analisi su come la Legge 124 modifica la successione della farmacia. Anche su questo fronte, ha spiegato l'esperto, il testo è rimasto disarticolato con i commi precedenti: «La Legge 124 dispone che "a seguito di acquisto a titolo di successione di una partecipazione in una società di cui al comma 1, qualora vengano meno i requisiti di cui al secondo periodo del comma 2, l'avente causa cede la quota di partecipazione nel termine di sei mesi dalla presentazione della dichiarazione di successione".

Ma i requisiti di cui si fa cenno» ha precisato Mascheroni «sono stati abrogati (laurea in farmacia ed idoneità ex art. 12 Legge 475/1968) rendendo il passaggio a causa di morte praticamente agevolato anche nel caso di eredi non farmacisti che non dovrebbero acquisire il titolo abilitativo per rimanere in azienda quali soci di "capitali". Unico problema e se gli eredi fossero incompatibili per esempio in quanto esercitanti la professione medica, in tal caso il termine riguarderebbe non più tanto l'acquisizione del titolo, bensì il sollevamento dell'incompatibilità». Secondo l'esperto la noma civilistica in caso di decesso del socio rimane la stessa (art. 2284 del Codice civile.): «Nelle società di persone, società in nome collettivo, società in accomandita semplice, ma sostanzialmente anche in quelle di capitali, la morte del socio determina solo lo scioglimento del rapporto sociale tra il socio deceduto e la società, con l'obbligo dei soci superstiti o di liquidare gli eredi a meno che questi preferiscano continuare la società con gli stessi questi acconsentendo. L'erede, quindi, potrebbe avere interesse alla liquidazione del dovuto anziché la continuazione partecipativa».

E sull'onda di questo ha suggerito di rivedere gli statuti e i patti sociali esistenti e di non trascurare la possibilità che prevedano «per esempio l'intrasferibilità mortis causa, impedendo comunque l'ingresso all'erede nella farmacia ovvero l'ingresso automatico subordinato solo all'accettazione dello stesso erede». Le cosiddette zone d'ombra della nuova legge sono stato oggetto di attenzione della recente assemblea di Federfarma. Oltre alle incompatibilità già messe in evidenza in trattazioni proposte da Farmacista33 nei giorni scorsi, il consulente legale del sindacato Massimo Luciani ha messo in evidenza diversi interrogativi sull'incompatibilità: va estesa elle società che hanno case di cura e cliniche? Un farmacista proprietario di farmacia non può essere socio in una società che a sua volta detiene altre farmacie, mentre una società di capitali che dispone di farmacie può avere quote in un'altra società dello stesso genere? Stessi dubbi in materia di responsabilità e sanzioni. Lo stesso Marco Cossolo presidente nazionale di Federfarma, nel suo intervento davanti all'assemblea ha assicurato che tali ambiguità «vanno risolte al più presto, non solo per assicurare a tutti gli operatori chiarezza interpretativa e applicativa». Ciò si tradurrà in «ricorsi alla Giustizia amministrativa, interventi nei confronti del ministero della Salute perché vengano emanate circolari attuative, pressioni sulla politica allo scopo di ottenere norme correttive».


Simona Zazzetta
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