Sanità

nov212017

Concorso e rurali, Tar Calabria: no a premialità oltre tetto in assenza di urbani

Concorso e rurali, Tar Calabria: no a premialità oltre tetto in assenza di urbani
La premialità prevista per i farmacisti rurali era stata introdotta, con la misura del '68, in uno scenario normativo in cui alla selezione per l'assegnazione di sedi farmaceutiche erano legittimati a partecipare tutti gli iscritti all'albo dei farmacisti, compresi i titolari di farmacie urbane. Al contrario, nel concorso straordinario è stata prevista una limitazione che ne esclude la partecipazione, mentre si è cercato di favorire «la minore anzianità di servizio».

È questo uno dei ragionamenti alla base della sentenza del Tar Calabria (n. 01748/2017) pubblicata ieri, che ha rigettato il ricorso per l'annullamento della graduatoria presentato da farmacisti rurali per la non applicazione della «maggiorazione del 40% del punteggio prevista dall'art. 9 della L. 6 marzo 1968 n. 21 per i farmacisti che abbiano esercitato in farmacie rurali per almeno cinque anni, anche oltre il limite massimo di trentacinque punti per i titoli professionali, stabilito dal Dpcm 298/1994». «La complessità della questione» si legge nella sentenza «è dovuta al disordine normativo che connota, non solo l'ambito specifico dei concorsi per l'assegnazione delle sedi farmaceutiche, ma tutta la disciplina del settore farmaceutico, in cui si è registrata negli ultimi anni una incessante successione di norme, modificative o integrative di quelle antecedenti, adottate allo scopo di contemperare due esigenze apparentemente contrapposte: quella connessa alla tutela della salute, che giustifica la regolazione pubblica del settore, ovvero l'adozione di atti di programmazione diretti ad assicurare una efficace distribuzione della rete farmaceutica sul territorio, e la professionalizzazione della titolarità delle farmacie; e quella di tutela degli interessi economico-imprenditoriali di cui sono portatori coloro che gestiscono la farmacia, che spiega la progressiva applicazione a tale servizio di interesse economico generale dei principio di concorrenza e massima apertura del mercato, anche di derivazione europea» di cui fa parte anche la legge Concorrenza. E proprio «in tale quadro normativo, si colloca la fonte primaria di riferimento del concorso pubblico straordinario per titoli», la legge Monti. L'elemento importante, richiamato dalla sentenza, è che al concorso straordinario non possono partecipare «farmacisti titolari, compresi i soci di società di titolari, di farmacia diversa da» «rurale sussidiata» e «sopannumeraria». C'è quindi, nella legge di istituzione del concorso, un «rinvio generale alle regole di attribuzione dei punteggi contenute nel regolamento ministeriale Dpcm 298/1994» ma c'è anche una «indicazione di specifiche deroghe apportate in forza della natura straordinaria del concorso». Non a caso, nella legge Monti viene specificato che "le disposizioni vigenti sui concorsi" "si applicano in quanto compatibili".
«La questione giuridica» continua la sentenza «va pertanto indagata alla luce di tale limite di compatibilità, poiché non vi è dubbio che la premialità prevista per i soli farmacisti rurali, risalenti a una norma del 68, era stata introdotta in uno scenario normativo in cui alla selezione per l'assegnazione di sedi farmaceutiche erano legittimati a partecipare tutti gli iscritti all'albo dei farmacisti (ivi compresi gli esercenti la professione in farmacie urbane)». Inoltre, tra le norme che secondo la legge Monti possono essere derogate «non è annoverata quella del tetto massimo del 35 punti attribuibili per i titoli professionali». E per altro «una delle finalità prioritarie» del concorso straordinario è «nel favor per coloro che vantano una minore anzianità di servizio», «desumibile dal limite generale dei 65 anni» e «dalla possibilità di accesso alla selezione anche da parte dei laureati non titolari ancora di farmacia e soprattutto dalla preferenza accordata a parità di punteggio alla minore anzianità».
Il documento cita anche la sentenza del Consiglio di Stato del 2015: se è vero che alla sua base c'è l'idea che, in una «competizione allargata a tutti i farmacisti iscritti all'albo», limitare la maggiorazione pro rurali entro il tetto «avrebbe finito con il favorire solo coloro che vantavano un esercizio professionale nelle farmacie rurali di poco più di tredici anni, per effetto dell'irrilevanza dell'ulteriore periodo» e questo «è parso non in linea con le finalità» di favorire i farmacisti rurali e di introdurre per costoro «un principio di proporzionalità tra esercizio di attività professionale e corrispondente punteggio conseguibile», queste argomentazioni tuttavia «non sono applicabili nella diversa fattispecie introdotta dalla legge 27/2012, con particolare riguardo alla delimitazione della sfera soggettiva di applicazione e da regole specifiche per lo svolgimento, sia con riferimento ai tempi che alle modalità procedurali. Per altro anche con un «sistema di valutazione» «esclusivamente sui titoli».
A ogni modo sul tema, ricorda la sentenza, ci sono «contrastati ordinamenti», con tribunali che hanno sostenuto la tesi dei ricorrenti (Trento, sentenza 251/2017; Napoli, 2278/2017) e contrari (Tar Palermo 2260/2017; Tar Cagliari 554/2017).

Francesca Giani
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