Sanità

dic112015

Concorso, l'esperto: revisione numero di farmacie possibile a procedura terminata

Concorso, l’esperto: revisione numero di farmacie possibile a procedura terminata
Il farmacista ha diritto a chiedere la revisione delle zone di ubicazione delle farmacie - e questo anche in diminuzione - ma tale diritto non può essere espletato in danno di coloro che hanno già partecipato al bando di assegnazione di una sede e ancora di più se lo stesso sia stato accettato e assegnato. Commenta così Paola Ferrari, avvocato dell'omonimo studio legale, la sentenza del Tar del Piemonte, depositata il 12 novembre, a proposito del ricorso di un farmacista che sosteneva che il Comune avrebbe dovuto procedere a una revisione del numero delle farmacie - che cade negli anni pari - al termine del 2014, con «soppressione della quinta sede farmaceutica soprannumeraria e vacante» istituita dal concorso straordinario. Secondo quanto si legge nella sentenza, il comune aveva provveduto nel 2010 alla revisione del numero delle farmacie alla luce del concorso straordinario e «il 2 dicembre 2014 è stata approvata la graduatoria ed avviata la procedura di interpello mentre il 4 luglio 2015 la sede in contestazione è stata accettata».

La sentenza ricorda poi che «il concorso straordinario, secondo le previsioni normative, avrebbe dovuto concludersi entro marzo 2013 (in tempi coerenti con la possibilità di una prima revisione della pianta organica nel dicembre 2014) ma, per ragioni imputabili alla parte di competenza nazionale, la tempistica si è prolungata». Se nella sentenza viene ripresa la sussistenza di «un principio di revisione periodica delle piante organiche» e la «prerogativa dei farmacisti interessati a sollecitare la rideterminazione delle piante organiche, eventualmente anche in diminuzione», tuttavia, «pare al collegio evidente che, sino alla definitiva chiusura del concorso, il suo oggetto non possa essere influenzato dalla fisiologica e possibile ulteriore modificazione di una innumerevole serie di dati di fatto (popolazione di tutti i Comuni che hanno provveduto all'ampliamento delle piante organiche); avallare una simile interpretazione significherebbe vanificare ogni possibilità di chiusura regolare del concorso, essendo evidente che i concorrenti vi hanno partecipato sulla base delle sedi individuate e che, ogni modifica, inciderebbe sulle regole esponendola ad una sorta di imprevedibile incertezza incompatibile con lo svolgimento di una procedura concorsuale». Per altro, si legge ancora, «anche la giurisprudenza d'appello, invocata in ricorso, e che legittima il farmacista titolare di una sede a chiedere la revisione in diminuzione delle piante organiche, precisa che ciò può avvenire quando la sede da sopprimere si libera» per «non pregiudicare legittime esigenze di continuità di una attività imprenditoriale in essere. In presenza di sedi, ancorché in esubero, tutte occupate, si porrebbe il problema di con quale criterio individuare la sede da sopprimere (tenuto altresì conto che la nuova normativa non presuppone più precise zonizzazioni)». Quindi, aggiunge Paola Ferrari «anche nell'ipotesi in cui le farmacie fossero soppresse, non sarebbe affatto detto che automaticamente la soppressione ricadrebbe sulle nuove». Ma, in ogni caso, continua la sentenza, «l'astratta possibilità di soppressione comporterebbe che una attività imprenditoriale resti irrimediabilmente condizionata da imprevedibili andamenti demografici, a prescindere dal suo buon funzionamento».

Quindi «si impone una interpretazione che escluda fenomeni di variazione dei presupposti a concorso in atto; è quindi evidente che l'originaria previsione di periodica revisione ogni anno pari non possa che essere intesa come operante dalla conclusione del concorso». E, «a fronte dell'eccezionale meccanismo del concorso straordinario, una sede messa a concorso è assimilabile ad una sede occupata ai fini della revisione (nel caso di specie, per di più, il ricorso è stato introdotto dopo che la sede era anche stata effettivamente assegnata». Con la conseguenza, commenta ancora Paola Ferrari, che «il principio di diritto è sicuramente interessante per quanto concerne la possibilità per il farmacista di chiedere la cancellazione di sedi non assegnate, ma non quella di impedirne l'apertura rispetto ad un concorso espletato con sede assegnata. Al farmacista non resterà altro che controllare che l'apertura avvenga alla congrua distanza».

Francesca Giani
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